Lo scorso 14 Settembre lo staff di Rete Semi Rurali è stato presente agli eventi organizzati a Rovasenda, presso le aziende Cascina Teglio e Una Garlanda, partecipanti al Bioidstretto del Riso Piemontese. I due eventi, incentrati sulla biodiversità e la multiculturalità con il riso a fare da filo conduttore, testimoniano la vitalità e l’originalità del Biodistretto. Rete Semi Rurali ha collaborato all’organizzazione e ha illustrato i progetti in corso presso le due aziende, tra cui la sperimentazione di miscugli eterogenei biologici di riso e la collezione varietale di riso in campo nel 2025. La collaborazione tra Rete Semi Rurali e il Biodistretto continuano a cooperare e rafforzare la rete di alleanze e competenze per futuri progetti a tutela dell’agrobiodiversità.
di Angelo Santoro – Cooperativa sociale Semi di Vita
Nelle mani che lavorano la terra c’è un sapere concreto, costruito sull’esperienza. Un dialogo silenzioso che è fatto di attesa, cura e fiducia. Per noi della cooperativa sociale Semi di Vita, questo lavoro quotidiano non è solo un mestiere, è il centro del nostro progetto. È il linguaggio con cui costruiamo percorsi di riscatto su un terreno che, prima di noi, raccontava solo di violenza e sfruttamento.
I nostri campi si trovano in Puglia, su un terreno confiscato alla mafia: 28 ettari. Quando siamo arrivati, la terra era segnata dall’abbandono e da un passato ingombrante: erano tutti a pascolo. Nel 1988 c’erano circa 10.000 ulivi. Nel 2019, all’inizio del nostro percorso, ne abbiamo trovati 600 e salvati 200. La nostra prima sfida è stata rigenerare quel luogo. Oggi l’azienda agricola è interamente certificata bio: una scelta agronomica, ma anche una presa di posizione. Crediamo che gli esseri umani vadano coltivati con la stessa cura e rispetto che dedichiamo alle piante, senza alcuna “chimica” che ne alteri la natura. Abbiamo scelto di lavorare in ascolto della terra, costruendo un ecosistema sano e vitale. Per questo, tra ortaggi, alberi da frutto e seminativi, abbiamo introdotto i sovesci per nutrire il suolo e tutelare la biodiversità.
Nei nostri campi coltiviamo il pomodoro Regina al filo, il cece italiano, il carosello di Polignano: varietà locali che rischiavano di scomparire. Recuperare questi semi per noi significa salvaguardare un’identità, un gusto, una storia che appartiene a tutto il territorio. Ogni pianta che cresce è una piccola vittoria contro l’omologazione.
Il raccolto più importante, però, non si misura in cassette di ortaggi, ma nei legami che si creano attorno a questa terra ritrovata. Fare agricoltura sociale, per noi, significa trasformare il campo in uno spazio di accoglienza e crescita. In questo contesto persone con vissuti complessi trovano un’occupazione e l’opportunità di ricoprire un ruolo attivo e riconosciuto. Il lavoro nei campi, con i suoi ritmi e le sue regole, contribuisce a costruire stabilità e senso di responsabilità.
Questo impegno a offrire percorsi di crescita si è esteso anche oltre il nostro terreno, fino all’istituto penale per minorenni “Fornelli” di Bari, dove abbiamo realizzato una serra che oggi rappresenta uno spazio formativo concreto, anche in un contesto complesso come quello carcerario.
Il lavoro agricolo è insieme terapia e formazione. Si impara la pazienza, la resilienza e la soddisfazione per un risultato che ripaga ogni fatica. Chi entra nel progetto partecipa a tutte le fasi, dalla semina alla vendita nel nostro emporio solidale.
Il 22, 24 e 25 maggio 2025, Rete Semi Rurali organizza a Scandicci (Firenze) la 4° edizione del Festival “72 ore di Biodiversità” per portare l’attenzione sulla Giornata mondiale della biodiversità che ricorre il 22 maggio di ogni anno. Fin dalla sua prima edizione, l’intento del Festival è stato quello di sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della biodiversità nella vita quotidiana e avviare una riflessione tra cittadini, produttori, istituzioni ed esperti del settore, sulla necessità di modificare i nostri stili di vita, a partire dal cibo che mangiamo. Anno dopo anno è aumentato il numero dei partecipanti e il successo dell’iniziativa è stato quello di sottolineare come la diversità agricola e biologica sia vitale per la salute e il benessere degli esseri umani, e che la biodiversità deve essere conservata, valorizzata e sviluppata nelle campagne e sulle tavole di tutto il mondo. L’evento si articolerà in numerose iniziative che si svolgeranno lungo l’arco delle tre giornate: un grande mercato agricolo che prevede la partecipazione, a titolo gratuito, di aziende agricole biologiche e artigiani del territorio, con concerti e spettacoli teatrali, ma anche laboratori nelle scuole e la proiezione di un docufilm a tema, oltre a un pranzo sociale aperto alla cittadinanza. Oltre a trovare il programma della tre giorni del Festival, per connettere le varie realtà e i vari eventi dedicati alla biodiversità sparsi sul territorio italiano, sul sito rsr.bio/72ore ci sarà una mappa dove sarà possibile acquisire video e informazioni per ognuno degli eventi in scaletta, a dimostrazione di quanto il tema della biodiversità stia diventando importante nel nostro paese.
Fanno parte del comitato organizzatore dell’edizione 2025: Rete Semi Rurali, Deafal, Coordinamento Europeo Let’s Liberate Diversity!, WWOOF Italia, Cospe, ManiTese, Società Toscana Orticultura, KmVero, Ricciorto.
Lo Scorso 13 Aprile 2025 Rete Semi Rurali con rappresentanti del Biodistretto del Riso Piemontese hanno partecipato all’evento-performance “Mi in MI”, il riso a Milano, una celebrazione a tutto tondo della cultura del riso, svoltasi presso il “Tempio del Futuro Perduto”. L’evento, coordinato dall’associazione locale JOYY!, si è articolato attraverso momenti diversi, comprendendo istallazioni, poster, condivisioni di storie personali, ricette e racconti, momenti di cucina comune, sempre seguendo il filo rosso del riso, ed è culminato col rito collettivo della semina, momento altamente simbolico e benaugurale per le vicine semine in programma. Un momento unico, frutto del lavoro di collaborazione del passato e ricco di stimoli positivi, frutto dell’incontro tra enti e culture diverse, e perciò capace di unire il vicino e il lontano, l’individuale e il collettivo e il materiale e lo spirituale, come forse solo un cereale così prezioso come il riso sa fare.
La sindaca Sara Funaro ha incontrato una delegazione del Comitato di Mondeggi Bene Comune. Il percorso verso il riconoscimento dell’esperienza di un’occupazione durata oltre 10 anni è stato finalmente avviato.
l 19 marzo la sindaca Sara Funaro, assieme ai vertici dello staff metropolitano e al sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti, ha ricevuto una delegazione di Mondeggi Bene Comune. L’incontro, richiesto più volte alla sindaca a partire dall’estate 2024, è “storico”. Dopo un passato di rapporti burrascosi con l’ex sindaco Nardella e l’ex Sindaco Casini; dopo anni in cui Mondeggi Bene Comune ha comunque operato come soggetto politico fondamentale per rigenerare e preservare l’area abbandonata, elaborando anche un progetto per il futuro; dopo che un riconoscimento dell’esperienza collettiva era avvenuto già “nei fatti”, con l’assegnazione del comodato d’uso dei terreni, arriviamo ora ai vertici del governo locale per rivendicare la gestione del bene comune.
Abbiamo quindi portato le nostre istanze all’incontro e abbiamo registrato attenzione e apertura da parte della sindaca e dei vertici della Città Metropolitana. Il progetto proposto da Mondeggi riguarda la rigenerazione in chiave agroecologica dei terreni con finalità in parte produttive in parte sociali e comunitarie, nonché l’avvio di progetti di inclusione sociale, inserimento lavorativo e contrasto alle vulnerabilità. È un progetto elaborato insieme alla più ampia rete associativa con cui Mondeggi Bene Comune sta operando in vista della gestione futura.
Durante l’incontro sono state date le risposte alle nostre richieste: l’avviso di coprogettazione partirà a breve e riguarderà tutta la tenuta, quindi tutti i casali e tutti i terreni, villa esclusa; da parte della Città Metropolitana è stata espressa anche la volontà di garantire la continuità del presidio e delle sue attività fino alla fine dei lavori; l’ipotesi attualmente sul tavolo è quella del passaggio del presidio da casa a casa.
Questo incontro è stato un passaggio dovuto, atteso da molto tempo. Da oggi, più che mai, il Comitato continuerà a produrre idee, stimolare progetti, stringere relazioni, rafforzare le proprie pratiche, pungolare le istituzioni. I nostri obiettivi sono: restituire definitivamente Mondeggi alla comunità allargata che da sempre l’ha sostenuta; rivendicare pratiche agroecologiche trasformative; lottare per la giustizia sociale e climatica.
La fattoria senza padroni La storica fattoria senza padroni condivide i lavori in corso concordati con le istituzioni ma non intende lasciare l’area occupata 10 anni dalla 3 giorni che diede vita alla custodia popolare, portando centinaia di persone a prendere parte alla riappropriazione di 170 ettari di terreno agricolo abbandonato alle porte di Firenze, Mondeggi Bene Comune, fattoria senza padroni, lancia oggi un appello al confronto pubblico.
IL TEMA SONO LE SORTI di un’esperienza basata su un lungo percorso di salvaguardia del territorio attraverso la gestione collaborativa della fattoria e della sua capacità di produrre cibo sano e di qualità per la comunità circostante che ora, dopo una decisione non poco sofferta, seguita anche ai tentativi di mettere in vendita i terreni e i casolari che vi sorgono sopra da parte della Città Metropolitana, ha accolto la proposta dell’ente di contribuire alla rigenerazione della tenuta con i fondi del Pnrr, intraprendendo un percorso di legittimazione.
GLI OCCUPANTI, CHE NEL FRATTEMPO hanno lasciato i casolari per permettere lo svolgimento dei lavori, già in corso in 5 cantieri, e che si erano per questo riuniti in una sola casa, hanno visto però avanzare la richiesta di sgomberare anche da quella.
«SAPPIAMO BENE CHE QUANDO SI LASCIA un posto che è stato occupato poi diventa difficile rientrare» mette in evidenza Eliana Caramelli, del Comitato Mondeggi Bene Comune: «Lasciare completamente il terreno per i due anni che ci separano dalla fine dei lavori, che dovrebbero terminare nel 2026, sarebbe un disastro sul piano delle relazioni costruite in questo lungo periodo e non avere più uno spazio fisico in cui trovarsi per fare le riunioni o una cena condivisa creerebbe un deserto sociale. Senza contare la difficoltà di poter stare curare le coltivazioni e gli animali non abitando sul luogo. Qui vivono persone che hanno investito molto del loro tempo di vita e ci preoccupa come potrà essere gestita questa transizione», ha spiegato mettendo in rilievo le motivazioni che destano preoccupazione nel presidio.
DURANTE L’INCONTRO DELLA SCORSA settimana con Francesco Pignotti, sindaco di Bagno a Ripoli, a cui la tenuta fa capo, e con i tecnici della Città Metropolitana di Firenze, la richiesta di liberare l’ultimo casale rimasto abitato, quello di Cuculia, è infatti stata esplicitata dall’amministrazione. Nonostante l’impegno espresso da quest’ultima nel terminare i lavori entro un tempo più breve (la fine di quest’anno), il comitato di Mondeggi ha invitato la cittadinanza a partecipare a un’assemblea pubblica che si è tenuta il 28 settembre presso la Casa del Popolo di Ponte a Ema, per dare voce ai dubbi che accompagnano il delicato processo.
NEL COMUNICATO IL GRUPPO di occupanti ha sottolineato la necessità che i lavori di ristrutturazione avvengano in maniera compatibile con le «esigenze di continuità abitativa e sociale dell’esperienza collettiva», basata su un insieme di pratiche comuni di cui il presidio garantisce l’esistenza».
LA FATTORIA INFATTI IN QUESTI ANNI non è stata solo un esempio unico nel suo genere di ripristino dei terreni, con 300 piante da frutto, 10 ettari di vigneto e circa 6000 ulivi sottratti ai rovi e gestiti attraverso la formula del MO.T.A., l’affidamento a singole persone o collettivi con l’obiettivo di auto-prodursi il proprio olio secondo un approccio agroecologico, ma anche una fucina di esperienze diversificate la cui lista è talmente lunga che sarebbe quasi impossibile elencarla.
BASTI PENSARE ALLA SCUOLA CONTADINA, un momento di condivisione libera e gratuita di saperi e autoproduzioni, che qui si svolge ogni anno vedendo la partecipazione di centinaia di persone e che ora vorrebbe alternarsi a un nuovo progetto in programma dal nome Coltivare Gaia, organizzato da Mondeggi Bene Comune, Rete Semi Rurali e Unione Buddista Italiana, e che si propone di arricchire il percorso sul sapere contadino con approfondimenti sul pensiero ecologico, le sociologie urbane e rurali e l’ecologia politica.
A VOLER AMPLIARE IL GRANDE LAVORO di partecipazione che il comitato ha saputo costruire in questi anni, coinvolgendo la popolazione locale e non solo, e che ha dato impulso anche all’approvazione da parte della Regione Toscana della legge sul Governo collaborativo dei beni comuni e del territorio per la promozione della sussidiarietà sociale, è anche il progetto Mondeggi 2026, a cui hanno già aderito 17 fra associazioni e collettivi, con l’intento di popolare la tenuta con pratiche di innovazione culturale, solidarietà, inclusione sociale, ricerca scientifica, produzione agricola, educazione sportiva e artistica.
PROPRIO LA FUTURA GESTIONE di Mondeggi è ciò che più preoccupa le persone del comitato organizzativo, come anche la co-progettazione del sito insieme all’amministrazione che dovrebbe iniziare a fine lavori, che però non è stata ancora chiarita e su cui il comitato è in attesa di un confronto con la sindaca di Firenze e della Città Metropolitana, Sara Funaro.
PER IL MOMENTO PERO’ NON E’ STATA ancora superata la fase delle promesse né sventato ufficialmente il pericolo di sgombero immediato del casale di Cuculia, come riportano gli attivisti nel comunicato diramato prima dell’assemblea, puntualizzando che la questione non è di natura tecnica, ma politica.
«NOI PENSIAMO CHE SAREBBE MOLTO lungimirante costruire una partnership tra Mondeggi Bene Comune e l’ente pubblico in cui la gestione e l’uso civico della terra appartenga a quelle forme di autorganizzazione che contraddistinguono il paradigma dei beni comuni emergenti. Un approccio verticale metterebbe infatti a rischio la ricchezza e la fluidità della partecipazione, indebolendo questa esperienza invece di consolidarla», ha spiegato Andrea Ghelfi, ricercatore in Sociologia dell’Ambiente e del Territorio al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Firenze e attivista di Mondeggi Bene Comune. Per il ricercatore, l’esperienza di Mondeggi sarà un grande banco di prova per vedere se c’è davvero la volontà di inventare forme istituzionali all’altezza delle iniziative che la cittadinanza ha saputo costruire sul territorio».