Il progetto COPASUDI

Il progetto COPASUDI

Sviluppo di soia per alimentazione umana e animale in biologico

di Piercarlo Tivano – Scuola Agraria Salesiana di Lombriasco

Copasudi, progetto di cooperazione tra piccole aziende agricole sulla soia ad utilizzo diretto nasce, ancor prima di essere ammesso a finanziamento dalla misura 16.1.1 del PSR della Regione Piemonte, da una reale necessità delle piccole aziende a conduzione prevalentemente biologica di poter utilizzare la soia, per i propri allevamenti, direttamente prodotta in azienda senza doverla sottoporre a trattamenti fisici (deoleazione e tostatura) difficilmente realizzabili in piccole realtà.

Il progetto mette in rete aziende agricole con o senza allevamenti, ricadenti in provincia di Torino, al fine di costituire una popolazione eterogenea evolutiva di soia partendo da nove varietà non OGM, costituite prevalentemente in Italia dall’Ersa, a basso fattore antinutrizionale e quindi utilizzabili direttamente per l’alimentazione animale. Oltre alle aziende agricole partecipano al progetto Rete Semi Rurali, Università di Padova, Università di Udine e la Scuola Agraria Salesiana di Lombriasco (TO). La cooperazione riguarda anche l’utilizzo di attrezzature presenti o acquistate dai partecipanti al progetto e messe a disposizione delle aziende oltre alla condivisione dei saperi e delle esperienze.

Tra le realtà che si occupano della coltivazione, l’azienda Savarino Gianfranco di Fiano (TO) si avvale della trazione animale con il cavallo per l’espletamento di alcune operazioni, tra cui la semina e la sarchiatura della coltura. La trazione animale ha condizionato la distanza di semina tra le file che è stata portata a 70-75 cm per permettere il passaggio del cavallo per le successive operazioni di pulizia dalle infestanti dell’interfila. L’azienda si è dotata, tramite il finanziamento del progetto, di un portattrezzi a cui si possono applicare le seminatrici e gli organi sarchianti. Questo attrezzo può essere trainato anche con piccole trattrici.

Il progetto COPASUDI si concluderà a fine autunno 2023: produrrà una miscela da cui si svilupperà una popolazione di soia e si avrà un riscontro con dei dati su produzioni zootecniche di piccola scala.

Le quattro aziende che si occupano della coltivazione, al momento al secondo anno di produzione, si sono trovate ad affrontare la gestione delle erbe infestanti che nella coltura della soia hanno dato non poche difficoltà. Altra problematica che si è riscontrata nel primo anno di coltivazione è stata la sindrome dello stelo verde che ha creato difficoltà nella trebbiatura che si effettua con una piccola trebbiatrice. Alcune risposte sulla gestione della coltura e delle infestanti si sono avute dalla recente visita in Friuli nel mese di agosto, presso aziende biologiche che si confrontano da decenni con la coltivazione della soia attivando tecniche di rotazioni e con l’ausilio di attrezzature studiate e realizzate sulle reali necessità colturali. Confronto e condivisione con altre realtà, punto fondamentale del progetto, hanno innescato delle riflessioni tra i partecipanti evidenziando la necessità di apprendere maggiori informazioni tecnico pratiche che sono frutto di anni di esperienza in campo. Inoltre in questo secondo anno sono state eseguite le prime prove di appetibilità della soia prodotta che è stata schiacciata con una schiacciatrice acquistata dal progetto dall’azienda l’Altromercato di Luca Ferrero. La soia così schiacciata in tre granulometrie differenti e miscelata con altre granaglie è stata sottoposta al “gradimento” di un gruppo di galline e il consumo comparato con l’alimentazione tradizionale. Si è così avuta la risposta alla granulometria migliore per le prove di somministrazione che si attiveranno, dopo l’analisi della granella prodotta e la formulazione di una razione idonea, nell’autunno-inverno prossimo con gruppi di galline ovaiole e polli da ingrasso, oltre a un gruppo di ovini da ingrasso, al fine di verificarne anche una risposta produttiva.

La conclusione del progetto che sarà a fine autunno 2023 produrrà una miscela da cui si svilupperà una popolazione di soia e si avrà un riscontro con dei dati su produzioni zootecniche di piccola scala.

Le aziende che partecipano al progetto sono: l’Altromercato di Luca Ferrero, l’azienda Savarino Gianfranco, La Gallinella, l’azienda Mellano Emanuele, l’azienda Paolo Cabiati, l’azienda della Scuola Agraria Salesiana.

Trazione animale: ritorno al futuro?

Trazione animale: ritorno al futuro?

COPASUDI rilancia la consolidata esperienza maturata da Asci Piemonte nell’utilizzo della trazione animale in agricoltura. Ma qual è l’attuale situazione del movimento per la Trazione Animale in Italia?

Marco Spinello praticante e formatore nell’ambito specifico dell’agricoltura di montagna e nell’utilizzo degli asini, formatosi alla storica scuola francese di Prommata grazie ad un contributo di WWOOF Italia, ha negli anni restituito la competenza acquisita in numerose giornate organizzate sull’arco alpino e nell’Appennino Ligure. “Questi anni di pandemia hanno visto retrocedere molti dei protagonisti del movimento: alcuni come Mario Gala sono venuti a mancare, altri sono semplicemente invecchiati e in qualche caso hanno abbandonato l’agricoltura” ci dice Marco che prosegue “la trazione animale non è una tecnica condivisibile da remoto: se viene a mancare la sana relazione fra le persone che nasce nelle occasioni di formazione sul campo, se ne perdono buona parte dei benefici che sono fatti di passione, entusiasmo e scambio”.

 Altro storico protagonista del movimento è Albano Moscardo, autore del sito Noi e il Cavallo attraverso cui condivide tecniche, attrezzature da lui stesso progettate e i numeri della rivista collegata. Albano è protagonista della cosiddetta “trazione animale assistita” che oggi trova ulteriori evoluzioni nella versione 4.0 innovazione recentemente premiata in Toscana. In questa regione è attivo un altro storico praticante e formatore della Trazione Animale: Roberto Libralato, fra le altre cose generoso organizzatore delle giornate dimostrative promosse qualche anno fa a Mondeggi in collaborazione con WWOOF Italia.

La Trazione Animale, per un “ritorno al futuro” nonostante qualche difficoltà, gode di ottima salute e si sta propagando sul nostro territorio grazie ad un crescente numero di aziende agricole che la hanno scelta per coerenza, efficienza e sostenibilità.

Il fagiolo dall’occhio in un’azienda risicola

Il fagiolo dall’occhio in un’azienda risicola

Intervista all’azienda agricola Stocchi

I sistemi colturali italiani stanno cambiando profondamente spinti dai cambiamenti dei consumi, le nuove disposizioni della PAC, incertezza economiche, e non ultimi i cambiamenti climatici. Il crescente interesse per le leguminose si muove in questo senso.
Il fagiolo dall’occhio (Vigna unguiculata) è una leguminosa di origine africana, diffusa in Europa dall’epoca classica, e deve il nome al caratteristico “occhio” bianco o nero chiaramente visibile sul legume presente in molte varietà.
A livello agronomico presenta numerosi vantaggi: in quanto leguminosa apporta una fertilizzazione azotata del terreno, ha fabbisogni colturali modesti, cresce rapidamente contrastando efficacemente le infestanti, riducendone la banca semi, è una coltura flessibile e plastica che resiste bene agli shock metereologici quali siccità e grandinate, si inserisce efficacemente nelle rotazioni colturali specie coi cereali, presenta una notevole varietà genetica (oltre 200 varietà disponibili), produce inoltre, specie in alcune varietà, una notevole biomassa verde, configurandosi quindi come una coltura interessante anche per il sovescio, così come per la produzione di foraggio, anche insilato con l’aggiunta di opportuni fermenti. Il fagiolo dall’occhio si presenta quindi come un’interessante pianta multifunzionale in grado di venire incontro a differenti utilizzi dalla produzione di granella, foraggio o biomassa, all’impiego come cover crop o al suo ruolo nell’apporto di fertilità.
Sentiamo ora una testimonianza diretta di agricoltori che coltivano fagiolo dall’occhio in rotazione.

1) Da quando e quali leguminose coltivate?
Da più di trent’anni, abbiamo cominciato con la soia che già allora utilizzavamo come apportatore di sostanza ai nostri terreni. La coltivazione di soia ha ricoperto una parte dell’azienda fino agli anni 2000; saltuariamente, dopo aver cominciato la produzione senza sostanze di sintesi, biologica, si sono fatti piccoli campi di borlotti e fagioli azuki con scarsi risultati a causa delle caratteristiche del terreno e del clima più freddo delle nostre latitudini. I fagioli dall’occhio sono entrati in azienda nel 2008 assieme agli azuki, diventando a oggi l’unico legume che dopo diverse prove risulta il più adatto per noi.

2) Quali sono i pro e i contro nel coltivare leguminose in un’azienda in gran parte risicola?
I contro sono: la mancanza di attrezzature specifiche per i legumi, la mancanza di conoscenze specifiche sul nostro territorio riferite alla coltivazione di leguminose (l’esperienza non tramandata va sperimentata anno dopo anno, rallenta l’ assimilazione del metodo più adatto alla coltivazione). Altro fattore “contro” in alcuni casi è la composizione del terreno, nel nostro caso molto argilloso. I pro sono: l’apporto nutritivo che i legumi danno alla terra, permettendo così alla coltivazione successiva, riso, di assimilare e trasformare il nutrimento in massa vegetativa.

3) I riscontri agronomici ed economici sono stati positivi?
Agronomicamente si riscontrano più fattori positivi: miglioramento della fertilità, riduzione delle infestanti e dilazionamento dei lavori (distribuiti nell’arco della stagione e non concentrati esclusivamente nei 4 mesi come per il riso). A livello economico, la rotazione con coltura leguminosa, considerando i prezzi di vendita attuali, è paragonabile o di poco inferiore alla produzione di riso. La difficoltà resta una produzione costante e abbondante che non sempre riesce.

4) Cosa consiglieresti ad un agricoltore che vorrebbe introdurre leguminose nel suo piano colturale?
Di fare delle ricerche, contattando colleghi che già hanno sperimentato e raccolto esperienze a riguardo. La forma di scambio di buone pratiche risulta sempre vincente!

Ampliamento Orti via Masaccio – Nuovi orti disponibili

Ampliamento Orti via Masaccio – Nuovi orti disponibili

E’ indetto un bando per l’assegnazione di numero 9 (NOVE/00) appezzamenti di terreno (link a PDF bando) da utilizzare per uso ortivo da parte dei cittadini residenti nel Comune di Scandicci, in possesso dei requisiti previsti dal “Regolamento per l’assegnazione e l’uso degli orti” (link PDF regolamento) (d’ora in avanti “Regolamento”), allegato all’avviso quale parte integrante e sostanziale.

Coloro che sono interessati a concorrere per l’inserimento in graduatoria per l’assegnazione degli orti devono presentare domanda entro e non oltre il giorno 31 ottobre 2022, alle ore 13:00 nelle seguenti modalità:

1. Domanda inserita ed inviata ON-LINE, collegandosi all’apposita pagina web tramite il seguente link esterno: https://forms.gle/vx8ifKtpMahZq39w9;

2. Domanda su apposito modulo (allegato al presente avviso), da inviare via posta o da consegnare presso: 
RETE SEMI RURALI Piazza Brunelleschi 8 – 50018 – SCANDICCI (FI)
ORARIO DI APERTURA: Dal lunedì al venerdì ad orario continuato dalle ore 9.30 alle ore 13.00
Per le domande inviate via posta farà fede il timbro postale di invio.

Calendario Un mese di cereali 2022

Calendario Un mese di cereali 2022

Tornano le numerose occasioni di incontro, attività e scambio di esperienze sul campo di Un Mese di Cereali. Di seguito il calendario provvisorio che raccoglie le iniziative di cui abbiamo avuto notizia. Alcune sono in corso di definizione, pertanto attendiamo dettagli.

Negli appuntamenti di quest’anno si intrecciano varie attività e progetti con occasioni di incontro sul campo, rilievi per attività di sperimentazione e di miglioramento partecipativo, approfondimenti e scambio di esperienze.

Un buon mese dei cereali a tutti!

Incontri sul campo

coltiviamo la diversitlogo17 – 18 maggio – Giornata di campo progetto PEI Mixwheat – Sicilia

I partner di progetto organizzano una giornata in campo per visitare i campi sperimentali di popolazioni evolutive ospitati dalle aziende agricole partner del progetto.

coltiviamo la diversitlogo22 maggio – Campagna Grani Antichi, ASCI Piemonte

Visita ai campi sperimentali, confronto sulle prospettive della Campagna e Laboratorio di Produzione biscotti della varietà Gentil Rosso. A cura di ASCI Piemonte presso fiera Ninfea Verde ad Osasco (TO) e Istituto Agrario Prever.

coltiviamo la diversitlogo28 maggio – Inaugurazione Casa delle Sementi Alpine – Cerveno (BS)

A cura di Rete Semi Rurali e dei partner del progetto “diffondere diversità, rafforzare comunità” della Fondazione Cariplo.

coltiviamo la diversitlogo30 maggio – Giornata in campo progetto BREED4BIO – Emilia Romagna

Presso l’azienda agricola Stuard i partner del progetto organizzano un “open day sui frumenti” con visita ai campi sperimentali e dimostrativi di popolazioni di frumenti ospitati dall’azienda.

coltiviamo la diversitlogo2 giugno – Coltiviamo la Diversità! a San Giuliano di Puglia

Si svolgerà presso l’azienda agricola Petacciato la visita ai campi, ai laboratori di trasformazione e pranzo condiviso.

coltiviamo la diversitlogo4 giugno – Coltiviamo la Diversità! in Piemonte

L’Associazione di Solidarietà Campagna Italiana, A.S.C.I. in collaborazione con l’Istituto Agrario di Lombriasco, organizza una giornata per la valorizzazione dell’agricoltura contadina e la conoscenza e la comparazione tra varietà di grani teneri antichi in campo, consapevoli che la biodiversità agricola va coltivata.

coltiviamo la diversitlogo10 – 11 giugno – Coltiviamo la Diversità! Peccioli – PI

Consueto appuntamento di confronto tra attori delle nuove filiere cerealicole presso l’az. agr. Biologica Floriddia. Quest’anno l’incontro si concentrerà sugli strumenti digitali elaborati da RSR per la tracciabilità della semente: il database della casa dei semi, l’App Fieldbook, e la piattaforma Seedlinked. Maggiori dettagli nella locandina a breve disponibile sul sito.

coltiviamo la diversitlogo14 giugno – Selezione partecipativa lupino bianco dolce in Sardegna

Giornata in campo a San Nicolò Gerrei (CA). La giornata prevede una parte in campo al mattino, con selezione partecipativa all’interno di una popolazione di lupino bianco, pranzo e incontro con gli attori coinvolti.

coltiviamo la diversitlogo3 luglio – Coltiviamo la Diversità! in Toscana

Torna la giornata in campo presso l’azienda agricola Passerini a Torrita di Siena. “I campi svelati” è una giornata dedicata alla visita delle produzioni dell’azienda agricola. Dibattiti e pranzo condiviso. A breve disponibile locandina dell’evento.

coltiviamo la diversitlogo4 – 10 luglio – #Campdigrano2022 e Palio del grano a Caselle in Pittari – SA

Una settimana di condivisione e approfondimenti sulla vita rurale e la coltivazione del grano ma non solo, questo è #campdigrano.. La domenica l’ormai tradizionale appuntamento del Palio del Grano nel quale i rioni di Caselle in Pittari si sfidano in una avvincente gara di mietitura a mano.

coltiviamo la diversitlogo22 – 24 luglio –  Festa della mietitura a Rieti

Si svolgerà presso l’azienda agricola Tularù una tre giorni dedicata al grano, con incontri, dibattiti, presentazione dei libri e la mietitura collettiva del grano. A breve locandina con programma dettagliato.

coltiviamo la diversitlogo23 luglio –  Trebbiatura collettiva a Isola Vicentina

Si svolgerà presso la Casa delle sementi del Veneto una giornata di trebbiatura collettiva del grano. L’iniziativa è occasione di incontro, scambio e festa conviviale dopo il raccolto.

La necessità di un nuovo patto sociale per una vera politica agricola COMUNE

La necessità di un nuovo patto sociale per una vera politica agricola COMUNE

di Claudio Pozzi, Adanella Rossi – Rete Semi Rurali

Torniamo fra le pagine di Terranuova e lo facciamo con un numero del notiziario di Rete Semi Rurali particolarmente adatto ad un vasto pubblico, anche se i contenuti possono apparire difficili. Non è facile parlare di Politica Agricola Comune (PAC) senza incorrere in tecnicismi. Forse anche per questo un capitolo di spesa così importante dell’Unione Europea (poco meno del 40% del bilancio complessivo) viene percepito come lontano, se non estraneo, alla quotidianità di noi tutti. Tuttavia, dati la centralità e l’impatto di questa politica, è importante essere informati della sua evoluzione.
E’ preziosa a tal fine la conoscenza che ci viene offerta dall’azione di presidio “attrezzata” e continuativa messa in atto nei riguardi del percorso di definizione della nuova programmazione PAC. Allo scopo sono state costituite alleanze in tutta Europa, grazie soprattutto all’iniziativa delle organizzazioni ambientaliste, ben consce delle rilevanti ricadute di tale politica sulla salute dell’ambiente e di tutti gli esseri viventi. In Italia è nata la Coalizione Cambiamo Agricoltura, che ha visto pian piano aderire circa 80 organizzazioni, impegnate in ambiti diversi; tra di esse Rete Semi Rurali ha portato il suo contributo sul tema della biodiversità agroalimentare.
Nel partecipare alla Coalizione ci hanno colpito la convergenza di background culturali ed esperienziali diversi attorno a un obiettivo condiviso, la capacità di fare tesoro della diversità per potenziare l’azione comune e la disponibilità al mutuo apprendimento e al rispetto delle specifiche esigenze. Di fatto, per la sua ampia capacità di rappresentazione, la Coalizione è espressione del movimento che più in generale e in diverse forme si sviluppa dalla società civile, un movimento che è in grado di sentire la necessità di cambiamento di fronte alle emergenze in atto e di sperimentare già ora pratiche e stili di vita diversi.

L’indicazione che ci viene da questa comune esperienza attorno alla nuova PAC è chiara: laddove il sistema regolatorio fa fatica a intraprendere scelte radicali, anche grazie alle resistenze di una buona parte del mondo produttivo e delle sue rappresentanze, un nuovo patto sociale tra movimenti organizzati e tra soggetti della produzione e del consumo è l’unica forza che appare in grado di contribuire alla transizione. La sfida al riguardo è grande: c’è bisogno di ridisegnare in profondità i sistemi di produzione-consumo, su criteri e valori che uniscano la società tutta e questa con gli altri esseri viventi e con l’ambiente. In tale direzione, in aggiunta allo sviluppo di adeguate competenze tra i movimenti, l’impegno a cui più in generale tutti noi siamo chiamati è prendere consapevolezza dei nodi da sciogliere nei comportamenti quotidiani, condizionati da decenni di consuetudine. Allo scopo, quanto già costruito da produttori e consumatori consapevoli può aiutare nell’azione di sensibilizzazione ed educazione di tutti gli altri – gli agricoltori che si sentono minacciati e ingiustamente perseguiti, e i consumatori ignari, incuranti e inconsapevolmente complici di un sistema insostenibile.

Tutto questo diventa particolarmente importante in un momento come quello attuale in cui, nel quadro di paure e incertezze dovute all’evento imprevisto della guerra in Ucraina, si è pronti a demolire quanto negli anni è stato costruito nella direzione di un’agricoltura più sostenibile, sana ed eticamente accettabile. Di fronte all’intenzione di ridimensionare ulteriormente gli obiettivi della strategia Farm to Fork, di cui è un’espressione la recente raccomandazione di rimuovere i vincoli ad una crescita di produttività, diventa più che mai importante rimanere fermi e uniti nella richiesta di un altro modello agroalimentare.