La tua voce per la diversità!

La tua voce per la diversità!

di Rete Semi Rurali, Arche Noah

Stiamo attraversando un momento cruciale per il futuro della nostra agricoltura e alimentazione. In seno all’Unione Europea, è in corso un negoziato per stabilire nuove regole sulla commercializzazione delle sementi.

Le norme attuali, introdotte negli anni ’60, promuovono sementi sviluppate per l’agricoltura industriale. Sementi che possono essere vendute insieme a pesticidi e fertilizzanti e adatte ad essere coltivate in sistemi agricoli geneticamente uniformi. L’agroindustria sta facendo pressione sulle istituzioni europee affinché le nuove regole, che verranno definite nel prossimo
anno, favoriscano ancora di più quel modello, finendo per marginalizzare ulteriormente la diversità nel sistema sementiero e, di conseguenza, in quello agricolo e alimentare. Ciò di cui abbiamo bisogno, invece, è proprio il contrario. Abbiamo bisogno di leggi sulle sementi che garantiscano il nostro diritto a un cibo sano, vario e gustoso, che valorizzino concretamente la diversità nei campi e negli orti, sostenendo le varietà locali e rispettando i diritti di chi le coltiva e le riproduce.
Firma la nostra petizione per chiedere ai politici europei di non soccombere alla pressione del settore agroindustriale, ma di proteggere e promuovere l’agrobiodiversità e il diritto degli agricoltori a raccogliere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi!

Cosa chiediamo ai politici europei La nuova proposta di legge sulle sementi pubblicata dalla Commissione Europea nel luglio 2023 minaccia la conservazione e la circolazione dell’agrobiodiversità. Ignora il diritto degli agricoltori di mantenere, utilizzare, scambiare e vendere i propri semi, nonostante tale diritto sia sancito da trattati internazionali. È inaccettabile. Chiediamo al Parlamento Europeo e ai Ministri dell’Agricoltura di rivedere la proposta di legge sulle sementi, favorendo la circolazione dell’agrobiodiversità, rispettando i diritti degli agricoltori e gettando le basi per un sistema alimentare sostenibile, resiliente e diversificato:

1) La conservazione e l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità e la circolazione di sementi diversificate e adatte ai territori ed i contesti locali rappresentano una assoluta priorità.
2) Il diritto degli agricoltori di riprodurre, scambiare e vendere le sementi deve essere pienamente rispettato.
3) La commercializzazione di sementi diverse e localmente adattate deve essere agevolata.
4) Le varietà in commercio non devono dipendere da pesticidi o fertilizzanti sintetici.

Abbiamo bisogno di 50.000 firme!

SEGUI IL LINK: mitmachen.arche-noah.at/it/tua-voce-per-la-diversita

La diversità non è negoziabile!

La diversità non è negoziabile!

L’opinione di Arche Noah riguardo la bozza di regolamento UE sulla legislazione sementiera

di Arche Noah

Nel luglio scorso, la Commissione europea ha pubblicato una proposta di riforma della legislazione sementiera. La bozza introduce nuovi adempimenti burocratici per le organizzazioni che si occupano di agrobiodiversità, nonché una serie di aspetti negativi anche per gli agricoltori. Abbiamo chiesto un’opinione a Magdalena Prieler, esperta di politiche dell’organizzazione austriaca ARCHE NOAH.

La Commissione Europea lavora da anni sulla possibilità di modificare la legislazione sulle sementi. All’inizio dell’ultimo tentativo di riforma, culminato in questa proposta, c’è stato un ampio processo di consultazione con gli attori del settore, nel quale anche ARCHE NOAH è stata coinvolta. Siete soddisfatti della bozza che ne è derivata?

La proposta della Commissione Europea va valutata sia in generale sia alla luce delle regole attualmente in vigore nei diversi paesi: è positivo che lo scambio e la vendita delle sementi tra privati siano ancora ammessi, così come la possibilità di vendere sementi non registrate o certificate a operatori non professionisti. In alcuni Paesi Europei, come la Polonia, questo è già un grosso passo avanti.

Al di là delle aperture a privati e hobbisti, lo scenario non è così positivo?

Per le organizzazioni e reti delle sementi, la proposta è inaccettabile. Secondo questa bozza, gli agricoltori non possono vendere le proprie sementi, il che è in aperto contrasto con i loro diritti, sanciti dalle Nazioni Unite. Per organizzazioni come ARCHE NOAH, che conservano e diffondono agrobiodiversità, la proposta impone nuovi adempimenti burocratici che ridurrebbero la loro capacità di operare. Non possiamo accettare il divieto di distribuire sementi agli agricoltori!

Non è ragionevole mettere delle regole sulla circolazione delle sementi?

Non mettiamo in discussione che ci siano regole stringenti sulla vendita di sementi da parte di grandi aziende o corporazioni. Anzi, chiediamo che la legge sia ancora più severa in questo senso: è inaccettabile per esempio che una varietà che dipende da un uso massiccio di input chimici sia pienamente autorizzata sul mercato. I test per l’approvazione delle nuove varietà dovrebbero essere condotti in condizioni bio, perché soltanto sementi che producono bene senza input sono adatte per l’agricoltura del futuro. Non possiamo invece accettare che le restrizioni ricadano esclusivamente su coloro che mantengono l’agrobiodiversità!

Che aspetti dovrebbe avere una buona legislazione sementiera?

La conservazione della diversità coltivata può continuare soltanto se il lavoro di chi la porta avanti è legittimato e promosso in tutta Europa. La biodiversità non è solo la base della nostra agricoltura e della nostra alimentazione ma anche un requisito indispensabile per il miglioramento genetico vegetale alla luce del cambio climatico. Le organizzazioni e gli agricoltori che conservano, riproducono e vendono sementi devono essere escluse da questa legislazione. Dobbiamo lottare per conservare la nostra libertà di azione!

Sembra essere difficile tradurre delle verità così ovvie in legge. Perché?

Da una parte, la Commissione Europea non è immune alle pressioni dell’agroindustria. Dall’altra, non è facile per chi siede a Bruxelles comprendere che il mondo delle reti e degli agricoltori che interagiscono con loro, funziona in modo diverso e necessità di regole a parte: sarebbe assurdo imporre lo stesso carico burocratico alla Bayer/Monsanto e ad una piccola organizzazione che mantiene l’agrobiodiversità in rete con agricoltori o custodi. 

E adesso, cosa succede con la proposta? Quali sono i prossimi passi?

Noi di ARCHE NOAH come altre reti e organizzazioni, compresa Rete Semi Rurali, stiamo cercando di essere costruttivi, discutiamo e condividiamo delle proposte per migliorare la bozza. Facciamo pressione sui nostri rappresentanti perché anche loro pensino in modo creativo nel rivedere e modificare la proposta.

Quando verrà pubblicata la versione definitiva?

L’intenzione è che la proposta venga votata nel Parlamento Europeo prima delle elezioni della primavera 2024. Le negoziazioni tra il Consiglio, il Parlamento e la Commissione dovrebbero iniziare nel 2024 e una decisione finale dovrebbe arrivare nel 2025. Ma questa scaletta è estremamente ambiziosa vista la complessità del tema e considerando i numerosi punti critici della bozza attuale.

Non sarebbe meglio respingere appieno la proposta?

Per adesso sicuramente no, visto che a livello politico c’è apertura al dialogo e disponibilità a ricevere suggerimenti e modifiche. Ma ovviamente, come in tutti i negoziati, il bilancio si può fare solo alla fine e non ci precludiamo la possibilità di esprimere un netto rifiuto.

Cosa propone la Commissione europea?

Cosa propone la Commissione europea?

I punti essenziali del nuovo testo

di Riccardo Bocci, Gea Galluzzi – Rete Semi Rurali

Perché esiste la normativa sementiera? Questa domanda merita una risposta per capire le modifiche che oggi possiamo apportare a un impianto che è frutto della cultura scientifica novecentesca. Le truffe agli agricoltori sulle sementi erano uno dei casi di frode più presenti nella letteratura agricola di inizio Novecento. Per rispondere alle richieste degli agricoltori nascono sostanzialmente due sistemi: in Europa è lo Stato che diventa garante della qualità delle sementi, mentre negli Stati Uniti si lascia al mercato il compito di selezionare gli operatori meritevoli. Nasce così il concetto di avere un catalogo dove iscrivere le varietà da commercializzare, che dovranno essere prima testate da una rete di aziende sperimentali pubbliche per validare i dati provenienti dalle ditte private. Questo sistema basato su distinzione, uniformità e stabilità (DUS) consente anche di applicare diritti di proprietà intellettuale sulle varietà, prodotte dai costitutori. Dopo la registrazione il secondo passo è la certificazione delle sementi per attestare la loro qualità, attività che può avvenire in campo (peri cereali) o post raccolta nei pacchetti venduti (per le ortive, sistema definito standard). In parallelo a queste prove per la registrazione (DUS) le autorità competenti hanno anche l’obbligo di verificare il Valore Agricolo e Tecnologico (VAT) delle nuove varietà, in modo da dedurre informazioni affidabili e non di parte per aiutare gli agricoltori a fare scelte consapevoli.
Un effetto collaterale della legislazione sementiera è stato quello di cancellare per legge la diversità dai campi, forzando gli agricoltori a usare sementi di varietà uniformi, le uniche che potevano trovare sul mercato. Sono stati necessari vari anni perché tutto ciò venisse considerato un problema, come si evince dal testo della normativa sulle varietà da conservazione in cui per la prima volta si ammette che la legislazione sementiera deve avere tra i suoi obiettivi la conservazione dell’agrobiodiversità. Si è trattato di un processo lungo e difficile: ci sono voluti 10 anni dalla creazione delle varietà da conservazione (1998) alla loro definizione legale per cereali (direttiva 62/2008), ortive (direttiva 145/2009) e foraggere (direttiva 60/2010). Nel 2010 è cominciato il progetto di ricerca europeo SOLIBAM (www.solibam.eu), dedicato a sviluppare popolazioni per l’agricoltura biologica che, però, non erano legalmente commercializzabili come sementi perché non uniformi. È iniziato allora il lavoro di discussione con la Commissione europea volto a trovare degli spazi legali per questi materiali che ha avuto sostanzialmente tre tappe. Un primo riconoscimento nella proposta di regolamento della Commissione bocciata dal Parlamento europeo nel2014; un secondo passaggio legato alla sperimentazione temporanea ammessa dal 2014; una finale
consacrazione nel regolamento del biologico 848/2018. La proposta del luglio scorso riprende tutti questi fili cercando di mantenere una coerenza tra il sistema commercia le attuale (basato sui due pilastri di registrazione varietale e certificazione delle sementi) e le nuove deroghe previste per rispondere al mondo del biologico e della conservazione dell’agrobiodiversità. Non è un compito facile perché alla fine si tratta di creare due sistemi quasi paralleli, cercando di evitare che possa usufruire delle deroghe chi non ha titolo per farlo e, allo stesso tempo, mantenere uno standard qualitativo elevato del seme per tutti. Inoltre, una cosa è lavorare con varietà uniformi, un’altra con quelle diversificate. Bisogna rivedere i criteri per la certificazione, cambiare i caratteri usati per la descrizione varietale, ripensare la relazione tra ditte sementiere e agricoltori, e reinventare il modello di ricerca varietale, favorendo la partecipazione di più attori e decentralizzando le attività.

Come si capisce, si tratta di sfide di non poco conto, che potremo cominciare a praticare in funzione di come uscirà il testo dopo il negoziato con Parlamento e Consiglio. È importante, quindi, migliorare il testo proposto della Commissione e, finalmente, portare diversità nelle sementi in commercio. Cosa c’è di nuovo in questa proposta? Intanto riguarda tutte le specie (dalle ortive alla vite), andando ad abrogare le troppe direttive di oggi con un solo regolamento orizzontale. In dettaglio sono cinque gli assi più importanti.

1. Viene cambiata la definizione di commercializzazione, non più legata al concetto di sfruttamento commerciale, ma legata a qualsiasi trasferimento. Quindi, potenzialmente, ogni tipo di scambio di sementi rientra nell’ambito della commercializzazione.

2. Proprio a causa di questo scopo così ampio, è importante definire costa resta fuori. All’articolo 2 sono indicate le attività non soggette alla legislazione, tra cui anche scambio e vendita tra utilizzatori finali (non agricoltori) e la ricerca.

3. Deroghe. Vengono definite una serie di eccezioni al sistema normale, che includono: varietà da conservazione, amatoriali e materiale eterogeneo. Inoltre, si prevede una vendita facilitata per le organizzazioni che si occupano di conservazione, così come lo scambio tra agricoltori di varietà non protette.

4. VAT. Si propone che i test di valore agricolo e tecnologico oggi fatti solo per le specie agrarie siano estesi a tutte le specie, con l’aggiunta di un’ulteriore caratteristica da considerare: la sostenibilità. Si tratta di una modifica non di poco conto, che avrà un impatto molto forte sul mondo della ricerca varietale delle ortive, andando ad aumentare il costo delle sementi, e sui sistemi nazionali di controllo e certificazione, che si dovranno dotare di campi per fare anche queste prove. Inoltre, non è chiaro come dovrà essere valutata la presunta sostenibilità delle varietà, punto su cui la Commissione mira a lasciare ampio margine agli stati, con la possibilità anche per gli operatori di farlo sotto la supervisione ufficiale delle autorità competenti.

5. Biologico. Per la prima volta si prevede che ci dovranno essere protocolli dedicati al biologico sia per i test DUS che VAT. Anche questa proposta comporterà un aggravio sui sistemi nazionali, non tutti in grado di fare le prove in biologico. In questi mesi, insieme ad alcune organizzazioni come Arche Noah e IFOAM EU, abbiamo discusso il testo e lavorato al fine di proporre una serie di emendamenti da discutere all’interno del Parlamento Europeo. In particolare, ci siamo concentrati su: escludere dallo scopo della legislazione anche l’accesso alle risorse genetiche vegetali conservate nelle collezioni pubbliche e private, per facilitare l’accesso alle risorse genetiche da loro conservate;  meglio definire le varietà da conservazione; mantenere quanto previsto nel regolamento biologico sul materiale eterogeneo per non rischiare di perdere quanto ottenuto, visto che il nuovo regolamento sementi andrà a sostituire quello del biologico; facilitare lo scambio, anche dietro compenso, tra agricoltori e la vendita da parte delle organizzazioni che conservano la diversità.
Nei prossimi tre mesi sapremo quante delle nostre proposte saranno recepite nel testo e, soprattutto, quante delle aperture della Commissione saranno mantenute, viste le resistenze da parte di alcuni stati membri, associazioni sindacali e settore sementiero privato. Ci auguriamo di chiudere positivamente questo percorso entro la primavera 2025!

Un anno per cambiare il panorama legislativo sulle sementi

Un anno per cambiare il panorama legislativo sulle sementi

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Come “disintossicare” i nostri sistemi alimentari

Come “disintossicare” i nostri sistemi alimentari

Il comparto agroalimentare ha stretti legami con le società fossili. Il risultato sono cibi ultra-processati il cui impatto sulla salute ha un costo elevatissimo. 

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 265 – Dicembre 2023

Il dibattito sulla sostenibilità dell’agricoltura ha registrato, lo scorso novembre, l’uscita di due importanti contributi: “Power shift: perché dobbiamo disintossicare i sistemi alimentari industriali dai combustibili fossili”, pubblicato dal think tank Global alliance for the future of food e l’annuale “State of World” della Fao dedicato a svelare i veri costi dei sistemi alimentari (“The state of food and agriculture 2023. Revealing the true cost of food to transform agrifood systems”).

In realtà niente di nuovo sotto il sole, si tratta di analisi note da anni agli addetti ai lavori, ma vedere dati e grafici che mostrano l’impatto in termini energetici del cibo ultra-processato (ad esempio uno yogurt alla frutta industriale rispetto al formaggio o al latte fresco) colpisce di più di tanti discorsi.

Il report “Power shift” non si limita a ricordarci che l’agricoltura industriale è un sistema energivoro e che il nostro cibo è “pieno” di petrolio. Gli autori entrano nella possibile (e necessaria) transizione di sistema individuando uno dei punti critici nei meccanismi di potere. “Vale la pena notare -scrivono- che le principali aziende petrolchimiche, plastiche e agrochimiche fanno spesso parte delle stesse strutture aziendali, ad esempio China petroleum & chemical corp, TotalEnergies, Exxon Mobil”.

Queste società hanno un interesse nel promuovere e perpetuare sistemi alimentari industriali estrattivi, dipendenti dai combustibili fossili e dalla chimica. Forniscono inoltre contributi significativi alla politica per garantirsi la loro influenza: “L’agroalimentare statunitense ha speso 750 milioni di dollari in donazioni ai candidati politici nazionali tra il 2000 e il 2020 e 2,5 miliardi di dollari in attività di lobby dal 2000 al 2019 -si legge nel report-. Mentre il settore energetico ha speso un miliardo di dollari per i candidati politici e 6,2 miliardi di dollari in attività di lobby”.

In questo scenario come si può attuare un cambiamento? Un possibile strumento a disposizione della politica per indirizzare la trasformazione dei sistemi agroalimentari lo offre la pubblicazione della Fao che cerca di rendere evidenti i costi nascosti (True cost accounting, Tca) del cibo che mangiamo. L’obiettivo dell’Agenzia delle Nazioni Unite, infatti, è fornire strumenti ai decisori politici per attuare scelte consapevoli nel disegnare i propri sistemi agroalimentari, una volta che sono a conoscenza dei costi sociali e ambientali che non vengono calcolati nei prezzi dei prodotti.

La stima dei costi nascosti del cibo che mangiamo ammonta a 12.700 miliardi di dollari, pari a circa un terzo del Pil globale. Per oltre il 70% sono dovuti all’impatto sulla salute.

Non si tratta di numeri di poco conto. Leggendo il report scopriamo che nel 2020 i Tca sono stimati a 12.700 miliardi di dollari (circa un terzo del Pil globale). Per oltre il 70% sono dovuti all’impatto sulla salute, legato a insicurezza alimentare, sovrapproduzione e consumo di cibi ultra-processati. Come dire che il modello agricolo dominante è un problema sia per quei Paesi che si pensano moderni e sviluppati, sia per quelli considerati in via di sviluppo che stanno ricalcando le orme dei primi lungo l’unica linea del progresso agricolo che vediamo all’orizzonte.

Alla fine, però, tutta la mole di dati accumulata e ben descritta dalle due pubblicazioni si scontra con una montagna che sembra insormontabile: interessi e poteri costituiti, ideologie vecchie non più capaci di rappresentare la realtà, conglomerati economici che conservano se stessi. Superare questi ostacoli in nome di una nuova governance in grado di promuovere la transizione sarebbe il ruolo della politica. Peccato che stia scomparendo dalla nostra quotidianità, svuotata di senso dopo l’ubriacatura delle ideologie novecentesche.

CREDIT ALTRECONOMIA

Dalle popolazioni al materiale eterogeneo biologico

Dalle popolazioni al materiale eterogeneo biologico

Quello che 10 anni fa era solo sulla carta oggi è in campo come dimostra il progetto Breed4Bio

Era il 2011 e stavo seguendo il progetto SOLIBAM (www.solibam.eu/) per conto di AIAB. Stavamo lavorando con ICARDA alla diffusione delle prime popolazioni di cereali in Italia, ma allo stesso tempo stavo seguendo il negoziato a Bruxelles sulla legislazione sementiera. Mi trovavo perciò alla riunione del gruppo sementi del Consiglio europeo per presentare il lavoro che stavamo facendo e l’importanza di avere maggiore diversità nelle varietà di cereali in biologico. La questione non era peregrina: il progetto SOLIBAM stava sviluppando con soldi europei delle varietà diversificate che ancora non era possibile commercializzare come sementi perché non uniformi. Un corto circuito tra ricerca e legislazione che era necessario risolvere. Non ero solo a portare avanti questa battaglia, ero in compagnia di Martin Wolfe, ricercatore inglese dell’Organic Research Center (ORC), e Monika Messmer, ricercatrice svizzera del FIBL. Ricordo l’interesse di alcuni stati membri, in particolare l’Inghilterra, ma anche la difficoltà di far capire di cosa stessimo parlando. La diversità varietale, infatti, era scomparsa ormai da anni dalle politiche agricole europee e anche dai campi degli agricoltori, era come di un oggetto quasi sconosciuto. Riproporla, allora, a un pubblico composto da funzionari dediti all’uniformità varietale era come vantare la bontà di una bistecca a un incontro di vegani: un orrore!

Eppure, quella riunione ha partorito un germe che si è insinuato nei meandri della burocrazia europea, tanto che le popolazioni avevano trovato un loro spazio legale nella proposta di regolamento sementiero fatta dal Parlamento europeo nel 2013. Si parlava allora di Composite Cross Population, perché la maggior parte delle nostre esperienze erano basate su materiale proveniente dall’incrocio di più varietà, con la coltivazione successiva in bulk di tutte le progenie. Il miglioramento genetico evolutivo stava cominciando ad attecchire in Europa. Quella proposta è stata poi bocciata dal Parlamento europeo, ma grazie all’Inghilterra che finanziava parte delle ricerche sulle popolazioni dell’ORC, la Commissione ha emesso nel 2014 una Decisione che autorizzava in maniera sperimentale la commercializzazione delle sementi delle popolazioni di cereali (Decisione 2014/150). L’obiettivo era evidente: il tema sembra interessante, ma ne sappiamo troppo poco, quindi via libera agli operatori per capire i problemi nel realizzare un sistema di produzione sementiero basato sulla diversità. Nel frattempo, con Rete Semi Rurali in Italia avevamo cominciato a fare un lavoro più organizzato sulle popolazioni ricevute dall’ICARDA, grazie al supporto del nuovo progetto di ricerca europea, DIVERSIFOOD (http://www.diversifood.eu/), che aveva preso il posto di SOLIBAM. Un altro momento cruciale di questo percorso è stato nel 2017, quando la Commissione ha cominciato a valutare i risultati della sperimentazione sulle popolazioni per capire come andare avanti. Anche in questo caso, ricordo una riunione a Bruxelles dove insieme ad Ambrogio Costanzo, ricercatore italiano allora in forze all’ORC, abbiamo presentato i nostri risultati difendendo l’importanza di coltivare diversità in biologico, in controtendenza rispetto ai dati ufficiali che provenivano dai campi sperimentali dei vari ministeri.

Le popolazioni entrano in Europa con il progetto SOLIBAM per poi passare a DIVERSIFOOD

Quella riunione ha portato la Commissione a rinnovare la sperimentazione (Decisione 2018/1519/UE), garantendo in Italia la possibilità di cominciare a commercializzare la semente che avevamo selezionato nelle aziende Li Rosi (Sicilia) e Floriddia (Toscana). Da allora le popolazioni di cereali hanno cominciato a diffondersi e altri attori hanno notificato questo materiale per la commercializzazione, come si vede dalla tabella 1, che presenta anche i soggetti accreditati per la vendita. Nel 2018 il nuovo regolamento sull’agricoltura biologica ha raccolto il testimone, coniando il termine Materiale Eterogeneo Biologico (MEB), che va a sostituire le popolazioni.

I risultati di Breed4Bio

In questi anni come Rete Semi Rurali abbiamo cercato di diffondere l’innovazione legata alle popolazioni nelle varie regioni, grazie a progetti dei Piani di Sviluppo Rurali legati alle misure 16.1 o 16.2 dedicate ai partenariati europei sull’innovazione. In Emilia-Romagna il progetto Breed4Bio (www.gobreedforbio.it) ha lavorato per due anni per migliorare la qualità delle filiere sementiere di tre popolazioni di frumento tenero (Furat Floriddia, Mix Toscana 1 e Mix Toscana PA1) coltivate presso tre aziende agricole dell’appennino emiliano-romagnolo. Le produzioni sono state di 2,4 t/ha, in linea con le produzioni medie della zona per due aziende agricole su tre, con proteine medie pari a 12,7 g/100 g sostanza secca e peso ettolitrico medio buono, pari a 79,2 kg/hl. Dai risultati si osserva un’efficacia della lavorazione del seme in termini di purezza specifica, con valori pari al 100% per tutti i campioni. La determinazione del numero di semi estranei, appartenenti a specie diverse spontanee e coltivate, ha mostrato che la lavorazione del seme è efficace per ridurre il loro numero, anche se alcune specie come orzo, frumento duro, segale e veccia tendono a persistere anche dopo la lavorazione.

I dati di Breed4Bio confermano che è possibile produrre semente di qualità con le popolazioni 

In campo si dovrà dunque porre particolare attenzione alla loro presenza. La semente di popolazioni è eterogenea per dimensioni e forma; i processi di pulizia sono stati dunque adattati mediante una corretta taratura delle macchine. Per verificare che la lavorazione del seme non avesse influito sulla composizione della popolazione, i due campioni prelevati per ogni popolazione e azienda (seme in natura e dopo lavorazione) sono stati seminati nell’annata agraria 2021/22 nell’azienda sperimentale del CREA DC presso Budrio (BO). In base ai rilievi effettuati, la lavorazione non ha comportato perdite importanti di diversità. Infine, tutte le popolazioni hanno avuto una percentuale di germinabilità entro i limiti di legge (85%) e, dopo la lavorazione del seme, tale dato è migliorato.