La distribuzione del biologico sta perdendo la sua diversità

La distribuzione del biologico sta perdendo la sua diversità

La concentrazione delle filiere in poche mani ne riduce la capacità innovativa: agricoltori e consumatori sono sempre più tenuti lontano

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 258 – Aprile 2023

È uscito lo scorso febbraio il nuovo rapporto Focus Biobank “Supermercati e specializzati” sul biologico, che conferma l’andamento degli ultimi anni. Il 2022 ha visto un aumento del mercato che ha superato la soglia degli otto milioni di euro, di cui il 40% è legato alle esportazioni. Se si allarga l’orizzonte agli ultimi dieci anni, si vede che i negozi specializzati hanno perso terreno nei confronti della grande distribuzione organizzata (Gdo), come abbiamo già avuto modo di raccontare in questa rubrica. Infatti, oggi la Gdo raggiunge quasi il 50% del totale delle vendite, mentre i negozi specializzati scendono a meno del 20%. Stiamo arrivando ai numeri di Paesi come Francia e Germania dove la soglia del 50% è già stata superata da anni.

Nel periodo del Covid-19 abbiamo assistito a una risalita delle vendite nei negozi, ma il 2022 registra una flessione sia rispetto al 2021 sia al 2020. Insomma, la pandemia non ha modificato le tendenze in corso e la marcia trionfale della Gdo continua con i prodotti a marca del distributore (Mdd) che arrivano a toccare il 20% del totale del fatturato. Stiamo assistendo, cioè, a un’integrazione sempre maggiore delle filiere all’interno della Gdo, in un mercato dove i nomi dei marchi dell’industria agroalimentare o dei produttori scompaiono per lasciare il campo a quelli delle catene della distribuzione.

Questo passaggio, che riguarda sia il biologico sia il convenzionale, è stato fotografato anche nel rapporto dello studio Ambrosetti “L’Italia di oggi e di domani: il ruolo sociale ed economico della distribuzione moderna” uscito a gennaio 2023. Il rapporto mette in evidenza come questo fenomeno abbia permesso agli italiani di contenere l’inflazione in salita di questi mesi grazie ai prezzi contenuti dei prodotti Mdd, con una stima che parla di un risparmio medio per famiglia di 77 euro. Come si capisce, diventa difficile in un momento di crisi come questa, avanzare qualche critica a un modello di distribuzione presentato non solo come efficiente e simbolo di modernità, ma anche in grado di far risparmiare le famiglie.

Tornando al biologico, il numero di negozi specializzati è sceso a 1.240 in tutta Italia, perdendone più di 200 in rapporto al 2017. Di questi, 434 fanno parte di catene specializzate, dove ormai NaturaSì è il leader indiscusso del settore con 368 negozi, seguito a lunga distanza dal mondo del macrobiotico che mantiene i suoi 28 punti vendita (erano 30 nel 2011) chiamati dal 2022 Stile Macrobiotico. Nel caso di NaturaSì assistiamo alla stessa strategia di puntare sui prodotti a marchio, proprio vista nella Gdo.

Il risparmio medio per famiglia nella spesa alimentare tramite l’acquisto di prodotti a marchio della catene della Grande distribuzione organizzata è stato di 77 euro

È triste constatare come il settore distributivo del biologico stia perdendo di diversità, in nome di una concentrazione che non riguarda solo il numero di soggetti della distribuzione, ma risale lungo la filiera per arrivare a controllare tutto il sistema agroalimentare dal seme al piatto. Meno diversità vuol dire meno concorrenza, ma non solo. Vuol dire anche che il suo valore aggiunto viene assorbito in gran parte dalle catene della distribuzione, senza avere un ritorno verso quegli attori sociali che promuovono il biologico e la trasformazione dei sistemi agroalimentari presso i cittadini, e creano innovazione con gli agricoltori nei territori.

Questa estrazione di valore riduce la capacità innovativa del biologico, che dovrebbe fondarsi, è opportuno ricordarlo, su processi di ricerca partecipativi e decentralizzati, ancora poco sostenuti dalla ricerca pubblica. Insomma, agricoltori e cittadini sono sempre più lontani fisicamente e socialmente, anche se sono anni che parliamo dell’importanza della filiera corta, del chilometro zero o del concetto di co-produttori.

CREDITS ALTRECONOMIA

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Agricoltura avvelenata: la Coalizione Cambiamo Agricoltura presenta l’Atlante dei Pesticidi

Agricoltura avvelenata: la Coalizione Cambiamo Agricoltura presenta l’Atlante dei Pesticidi

L’edizione italiana è stata presentata a Milano nell’ambito della Festa del Bio, in concomitanza con la Giornata mondiale contro il cancro, World Cancer Day

Il report evidenzia l’impatto dell’uso delle sostanze chimiche in agricoltura sull’ambiente e la salute delle persone

Il 4 febbraio, nell’ambito della Festa del Bio, che si è tenuta a Milano a Palazzo Giureconsulti, la Coalizione Cambiamo Agricoltura con la Fondazione Heinrich-Böll hanno presentato l’edizione Italia dell’Atlante dei Pesticidi. Il volume, scaricabile gratuitamente dal sito della Coalizione Cambiamo Agricoltura, contiene oltre 60 pagine di grafici, cartine, numeri che mostrano la pervasività di queste sostanze in ogni angolo del Pianeta e gli effetti negativi sulla salute delle persone, sulle diverse matrici ambientali (suolo, acqua e aria) e sugli ecosistemi.

Oggi nel mondo si utilizzano 4 milioni di tonnellate di pesticidi, il cui mercato globale ha raggiunto un valore di 84,5 miliardi di dollari nel 2019, con un tasso di crescita annuo di oltre il 4% dal 2015. In Unione Europea i consumi hanno registrato negli ultimi anni una lieve flessione, così come nel nostro Paese che resta comunque al secondo posto dopo la Spagna per consumo di pesticidi. Sono ancora troppe le sostanze chimiche di sintesi che vengono utilizzate dalle aziende agricole europee convenzionali, soprattutto quelle ritenute altamente pericolose. Per questo la Commissione Europea ha presentato il 22 giugno 2022 la sua proposta di un nuovo Regolamento per l’Utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari (il cosiddetto SUR), ora al vaglio del Parlamento e del Consiglio Europeo.

“Nonostante le evidenze scientifiche, le buone intenzioni della Commissione Europea vengono minate dall’azione delle lobby dell’agrochimica e dell’agricoltura intensiva, che vorrebbero fermare l’iter di approvazione del Regolamento e affossarne gli obiettivi di riduzione” affermano le Associazioni della Coalizione Cambiamo Agricoltura.

Ridurre l’uso dei pesticidi

Il Regolamento UE indica per l’Italia l’obiettivo di riduzione del 62% dei pesticidi entro il 2030 (la media Europea è del 50%), che non verrà certamente raggiunto se il nostro Paese non investirà più energie nella transizione ecologica dell’agricoltura. Infatti, benché il nostro Paese abbia mostrato lungimiranza nel fissare nel Piano Strategico Nazionale della Politica Agricola Comune 2023-2027 il raggiungimento dell’obiettivo del 25% di superficie agricola coltivata in biologico entro il 2027, anticipando di tre anni l’obbiettivo fissato a livello europeo, è in forte ritardo con l’aggiornamento del principale strumento per la gestione dei pesticidi: il “Piano d’Azione Nazionale per l’Uso Sostenibile dei Prodotti Fitosanitari”, abbreviato PAN.

“Nel nostro Paese il PAN è scaduto dal febbraio 2019 e l’iter per il suo rinnovo è in stallo da allora. È urgente che il Piano venga rinnovato accogliendo al suo interno gli obiettivi del Green Deal europeo, altrimenti nascerà già obsoleto” continuano le Associazioni di Cambiamo Agricoltura.

Il 4 febbraio è il World Cancer Day

La presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante dei Pesticidi il 4 febbraio ha anche un forte significato simbolico perché coincide con la Giornata mondiale contro il cancro. Numerose sono le evidenze scientifiche che collegano l’esposizione ai pesticidi con l’insorgenza di tumori, soprattutto nelle categorie più esposte, come gli agricoltori, ma anche in quelle più sensibili come i bambini. Le schede dell’Atlante dei Pesticidi presentano dati, grafici ed informazioni utili per comprendere meglio la relazione tra uso dei pesticidi e salute umana, oltre agli impatti sul suolo, nelle acque superficiali e sotterranee e sulla biodiversità naturale.

“Siamo fiduciosi che questo documento, concepito per diffondere consapevolezza rendendo accessibili dati e conoscenze, contribuirà a un cambio di paradigma che non è più solo desiderabile, ma necessario” afferma Marc Berthold, direttore della Heinrich-Böll Stiftung Parigi, fondazione tedesca che dal 2022 segue anche numerosi progetti sui temi della transizione socio-ecologica nel nostro Paese.

Il biologico in Italia

“La crescita dell’agricoltura biologica in Italia, che nel 2022 ha coinvolto il 17,4% della superficie agricola utilizzata, è la prova che oggi esistono già tutte le buone pratiche e molti mezzi tecnici per eliminare del tutto o ridurre in modo significativo l’uso dei pesticidi. Ora i decisori politici hanno il potere e la responsabilità di dare la spinta decisiva alla transizione agroecologica della nostra agricoltura, sostenendo con convinzione l’approvazione del Regolamento UE per la riduzione dell’uso dei pesticidi entro il 2023. Devono solo averne il coraggio e la necessaria determinazione”, concludono le Associazioni della Coalizione Cambiamo Agricoltura.

dal Comunicato Stampa della Coalizione Cambiamo Agricoltura, Parma, 3 febbraio 2023

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

L’importanza dell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità

L’importanza dell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità

Una strada alternativa per realizzare i Diritti degli Agricoltori

di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali

Il tema dell’uso sostenibile dell’agrobiodiversità è uno degli assi portanti del Trattato, contenuto nell’articolo 6 che ne definisce alcune delle possibili attività. 

La sua implementazione da parte degli Stati che hanno aderito al Trattato è obbligatoria e non limitata alle colture incluse nell’Annesso I, come nel caso del Sistema Multilaterale di scambio delle risorse e di ripartizione dei benefici derivati dal loro uso. Da quando il Trattato è entrato in vigore questo tema non ha, però, riscosso molto interesse sia da parte dei paesi firmatari, sia della società civile organizzata che ha seguito in questi anni i vari negoziati e le riunione degli Organi Direttivi. Infatti, per i paesi industrializzati l’oggetto del contendere è sempre stato l’accesso facilitato alle sementi nelle banche, mentre i paesi del Sud chiedevano soldi in cambio dell’accesso, e, in ultimo, la società civile rivendicava la messa in atto dei Diritti degli Agricoltori. Su questi diritti, definiti all’articolo 9, abbiamo assistito a veri e propri scontri tra mondi opposti, come dimostra il titolo del documento rilasciato dal gruppo di esperti dopo anni di lavoro. Si tratta, infatti, di “Opzioni”, quindi di uno strumento puramente volontario, e non di linee guida che dovrebbero impegnare i singoli stati. Più di così non si è riuscito ad ottenere nei lunghi negoziati dove le decisioni vengono prese sulla base del consenso.

Se, però, andiamo a declinare l’aggettivo sostenibile scopriamo che molte delle misure indicate al comma 2 dell’articolo 6 (vedi Box) riguardano azioni centrali per sostenere modelli agricoli diversificati, promuovere la ricerca partecipativa e decentralizzata e includono, anche, la modifica della legislazione sementiera. Insomma, passare da una piena realizzazione dell’art.6 permetterebbe anche di rendere concreti ed operativi i diritti degli agricoltori! Anche la riforma in corso a Bruxelles della legislazione sementiera dovrebbe considerare questi obblighi del Trattato.

Per questo motivo è importante continuare a mantenere alta l’attenzione sull’implementazione dell’art. 6, e seguire i negoziati in corso. Il rischio, infatti, è che l’uso sostenibile diventi solamente il classico miglioramento genetico, dove la diversità viene usata dalla ricerca per produrre varietà distinte, uniformi e stabili. Perdendo così per la strada il suo potenziale innovativo. In Europa, soprattutto, è importante attuare questa vigilanza, visto che nella maggior parte dei paesi della Regione Europea diversificazione dei sistemi agricoli, miglioramento genetico partecipativo, e uso di varietà locali non sono temi ancora nell’agenda delle loro politiche agricole.

Un inventario di pratiche, ricerche e articoli sul tema dell’uso sostenibile è consultabile dal sito del Trattato: https://www.fao.org/plant-treaty/tools/ toolbox-for-sustainable-use/overview/ en/ 

L’articolo 6.2
L’uso sostenibile delle RGVAA può comprendere misure quali:
a. perseguire politiche agricole eque che promuovano, se del caso, lo sviluppo e il mantenimento di sistemi agricoli diversificati che favoriscano l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità;
b. rafforzare la ricerca che valorizzi e conservi la diversità massimizzando la variazione intraspecifica e interspecifica
a beneficio degli agricoltori, in particolare di quelli che generano e utilizzano le proprie varietà e applicano i principi ecologici per mantenere la fertilità del suolo e per combattere malattie, erbe infestanti e parassiti;
c. promuovere il miglioramento genetico partecipativo per sviluppare varietà adatte alle condizioni sociali, economiche
ed ecologiche, anche nelle aree marginali;
d. ampliare la base genetica delle colture e aumentare la gamma di diversità a disposizione degli agricoltori;
e. promuovere l’uso di colture, varietà e specie sottoutilizzate locali e adattate;
f. sostenere un uso più ampio della diversità varietale e delle specie nella gestione aziendale, nella conservazione e nell’uso
sostenibile delle colture;
g. rivedere e adeguare le strategie di selezione e i regolamenti relativi al rilascio delle varietà e alla distribuzione delle sementi.
I diritti degli agricoltori in azione

I diritti degli agricoltori in azione

Finalmente approvate le Opzioni

di Mario Marino – Segretariato Trattato

Gli agricoltori nutrono il mondo, producendo il cibo da cui tutti dipendiamo. Poiché gli agricoltori sono gli sviluppatori e i custodi della diversità delle colture sul campo, i loro diritti sono fondamentali se vogliamo garantire la sicurezza alimentare e la nutrizione.

Il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione (da ora in avanti Trattato) è il primo accordo internazionale legalmente vincolante a riconoscere formalmente il contributo delle comunità locali e indigene e degli agricoltori alla conservazione e allo sviluppo delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGVAA). L’articolo 9 del Trattato prevede il riconoscimento, l’attuazione e la promozione dei diritti degli agricoltori in relazione alle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura. La promozione e la realizzazione di questi diritti consentiranno agli agricoltori e alle comunità agricole di continuare a svolgere il proprio ruolo di sviluppatori e custodi di RGVAA e di nutrire il mondo per le generazioni a venire.

Nella sua Settima Sessione nel 2017, l’Organo Direttivo del Trattato ha adottato la Risoluzione 7/2017 sull’attuazione dell’articolo 9, attraverso la quale ha istituito un gruppo di esperti per “produrre un inventario delle misure nazionali, delle migliori pratiche e delle lezioni apprese nella realizzazione dei diritti degli agricoltori, come stabilito” e “sulla base dell’inventario, sviluppare opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori di cui all’articolo 9 del Trattato”. Nel primo biennio dei suoi lavori (2019-2020), il Gruppo di esperti ha stabilito l’inventario delle misure nazionali che è stato approvato dall’Organo Direttivo nella sua Ottava Sessione (Roma 2019). L’Organo Direttivo ha accolto con favore l’istituzione di una versione elettronica online dell’Inventario, che è disponibile sul sito web del Trattato da agosto 2020 e viene periodicamente aggiornata dalla Segreteria (https://www.fao.org/plant-treaty/ en/). Il Segretariato ha, inoltre, fornito sostegno alle parti contraenti e alle parti interessate in merito ai contributi su esperienze e buone pratiche per la realizzazione dei diritti degli agricoltori. L’Organo Direttivo nella sua Ottava Sessione ha approvato la struttura di base delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei Diritti degli Agricoltori. Il Gruppo di Esperti ha tenuto due incontri nel biennio in modalità virtuale a causa della pandemia globale COVID-19. I dettagli dei lavori del Gruppo di Esperti sono forniti nel documento Report of the Ad Hoc Technical Expert Group on Farmers’ Rights to the Ninth Session of the Governing Body (https://www.fao.org/3/ ni835en/ni835en.pdf). Il Gruppo di Esperti ha finalizzato le Opzioni con eccezione di quelle previste per la Categoria 10 sulle misure legali.

Nella nona sessione dell’Organo Direttivo, tenutasi a New Delhi dal 19 al 25 settembre 2022, è stata adottata la Risoluzione 7/2022 (https://www.fao. org/3/nk242en/nk242en.pdf) nella quale si chiede, tra l’altro, al Segretariato ed ai Paesi membri di:

• accogliere con favore il lavoro del gruppo di esperti;

• prendere atto delle Opzioni per incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori e chiede di pubblicarle precisando che non vi è stato accordo sulle opzioni della categoria 10 sulle misure legali;

• invitare le parti contraenti e le altre parti interessate a prendere in considerazione l’utilizzo delle Opzioni, in conformità con le loro esigenze e priorità come appropriato e soggetto alla legislazione nazionale, nell’incoraggiare, guidare e promuovere la realizzazione dei diritti degli agricoltori;

• tradurre l’Inventario delle esperienze su come implementare l’articolo 9 nelle lingue ufficiali del Trattato, se ci sono le risorse finanziarie necessarie;

• invitare il Segretario, compatibilmente alla disponibilità di risorse umane e finanziarie, a supportare le parti contraenti del Trattato e le parti interessate in materia di promozione, protezione e realizzazione dei diritti degli agricoltori;

• invitare il Segretario, compatibilmente alla disponibilità di risorse finanziarie, a presentare un primo schema di valutazione sullo stato di attuazione dell’articolo 9 alla Decima Sessione e un rapporto completo alla Undicesima sessione nel 2025;

• organizzare un Simposio mondiale per condividere esperienze e discutere possibili lavori futuri sui diritti degli agricoltori (l’India si è offerta di ospitare tale Simposio nel corso del 2023). 

Il Sistema Informativo Globale del Trattato

Il Sistema Informativo Globale del Trattato

Dalle sementi alle informazioni collegate

di Francisco Lopez – Segretariato Trattato

Il Sistema Multilaterale di accesso e condivisione dei benefici (MLS), una delle aree di attività più importanti del Trattato, mette attualmente a disposizione degli utenti 2 343 549 materiali, un aumento del 2.5% rispetto al 2019.

Questo secondo il rapporto preparato dal Segretariato per la Nona Sessione dell’Organo Direttivo (www.fao.org/3/ni831en/ni831en.pdf). Queste risorse genetiche provengono principalmente dalle collezioni pubbliche dei paesi contraenti (al momento 149), i centri internazionali ed altre istituzioni.

Lo scambio dei materiali genetici inseriti nel MLS avviene tramite l’Accordo Standard di Trasferimento di Materiale (SMTA), un contratto privato tra fornitore e ricevente che è però protetto e garantito in tutto il mondo dal diritto internazionale. Tra le clausole dell’Accordo è previsto che il fornitore renda disponibili al ricevente le informazioni sui materiali. Allo stesso modo, il ricevente si impegna a rendere disponibili le informazioni derivanti da eventuali ricerche scientifiche sui materiali ricevuti. Le informazioni di cui si tratta sono quelle non riservate secondo la normativa nazionale applicabile. Per il beneficio di chi riceve il materiale ma anche dell’intera comunità scientifica, il Sistema Informativo Globale (GLIS) facilita l’accesso a dati di passaporto (una serie di informazioni legate al campione di sementi e da dove viene) e altre informazioni risultanti dalla ricerca scientifica sul materiale stesso, grazie a link a cataloghi e sistemi in linea e a pubblicazioni tecniche. Inoltre, grazie all’adozione dei DOI (Digital Object Identifiers, Identificatori Digitali di Oggetti) è possibile stabilire come un certo materiale sia stato ottenuto e a quali materiali abbia dato origine realizzando vera e propria genealogia, elemento fondamentale degli studi scientifici e delle attività di miglioramento vegetale.

Ad oggi, GLIS ha catalogato oltre 1,3 milioni di materiali conservati ex situ, cioè al di fuori del loro ambiente naturale, tipicamente in banche di germoplasma. Questi materiali sono stati registrati in GLIS da oltre 5.500 utenti: ci sono le banche di germoplasma del Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR), istituzioni nazionali, università, centri di ricerca ed i numerosi partecipanti all’esperimento di Citizen Science del progetto europeo INCREASE (www.pulsesincrease.eu).

Alcuni numeri su GLIS
• GLIS ha assegnato oltre 1,3 milioni DOI da Novembre 2017;
• Quasi 18.000 DOI sono stati assegnati da università, enti governativi ed aziende in Italia;
• Il progetto europeo INCREASE, costituito da 25 partner di ricerca in tutta Europa, ha coinvolto quasi 6.000 cittadini nell’Esperimento di Scienza dei Cittadini assegnando oltre 33.600 DOI;
• il maggior numero di DOI registrati in Italia, più di 16.000, è del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche: per lo più fagioli, ma sono presenti anche ceci e mais;
• l’89% del materiale registrato in GLIS è disponibile nel Sistema multilaterale del Trattato.

Secondo le risoluzioni dell’Organo Direttivo del Trattato, GLIS verrà esteso alle risorse genetiche vegetali conservate “in situ”, cioè nell’ambiente in cui si sviluppano in natura, con particolare riguardo ai parentali selvatici delle colture (Crop Wild Relatives, CWR).

Il Segretariato del Trattato sta già lavorando con alcuni paesi in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina per supportare lo sviluppo di inventari nazionali di CWR basari sui descrittori internazionali standard e la loro registrazione su GLIS. La partecipazione a questa fase di sviluppo è aperta anche a piccole realtà e reti locali.

Storia degli accordi internazionali che hanno un impatto sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione (RGVAA). Il Protocollo di Nagoya gestisce Accesso e Ripartizione dei Benefici (ABS) di tutte le risorse genetiche, escluso le RGVAA che invece sono di competenza del Trattato FAO.

I principali servizi che GLIS offre sono:

• l’identificazione del materiale genetico vegetale a livello globale assegnando un DOI a ciascuno;

• la possibilità di registrare la genealogia di un materiale;

• rendere disponibili le pubblicazioni e/o i set di dati relativi ad un dato materiale;

• raccogliere link a siti web esterni dove trovare ulteriori informazioni scientifiche su un materiale;

• rendere disponibili link a siti web esterni su argomenti di interesse della comunità di utenti.

In pratica, GLIS si pone come un portale globale per facilitare l’accesso alle informazioni sui materiali genetici vegetali ed argomenti collegati. GLIS contribuisce a facilitare lo scambio di informazioni nell’ambito di grandi progetti di ricerca e facilita la collaborazione a livello mondiale. Questo servizio, previsto dall’Articolo 17 del Trattato, è inquadrato come un beneficio non monetario nell’ambito del MLS ed erogato grazie alle collaborazioni dei governi, della comunità scientifica, al grande interesse da parte degli utenti e all’integrazione con altri sistemi. GLIS offre la possibilità di ricercare materiali in vari modi: per paese di chi lo ha registrato, con genere e/o specie, inclusione nel MLS, tipologia del materiale stesso ecc. GLIS è, inoltre, integrato con altri sistemi gestiti da altre istituzioni, sia nazionali che internazionali, dando vita ad una rete mondiale per la documentazione delle risorse genetiche vegetali.

Il portale GLIS è accessibile da chiunque alla URL https://ssl.fao.org/glis. Per informazioni e chiarimenti, è possibile inviare una mail, anche in italiano, a pgrfa-treaty@fao.org. Il Segretariato è anche a disposizione per assistere chi desiderasse registrare la propria collezione su GLIS.

Come identificare le sementi conservate nelle banche

Come identificare le sementi conservate nelle banche

L’importanza dei DOI

di Marco Marsella – Segretariato Trattato

Le banche di germoplasma assegnano da sempre a ciascun’accessione della loro collezione un identificatore locale chiamato Numero di Accessione. Con il diffondersi degli scambi dei materiali genetici vegetali, è emersa l’esigenza di identificare un materiale globalmente e non solo nell’ambito della corrispondente collezione. 

Inoltre, la maggior parte del materiale scambiato a livello internazionale forma parte dei programmi di miglioramento vegetale, che usano ancora altri codici d’identificazione. Per facilitare la circolazione delle informazioni ed evitare errori, il Segretariato del Trattato ha avviato una consultazione globale il cui risultato è stata l’adozione dei Digital Object Identifiers (DOI) come identificatore universale delle risorse genetiche vegetali. Il Sistema Informativo Globale (GLIS) del Trattato è stato progettato attorno ai DOI ed alle loro proprietà.

Un DOI è composto essenzialmente da tre parti:

• i caratteri “10.” che identificano il sistema DOI all’interno di un sistema di identificatori ancora più grande (Handle System). Tutti i DOI iniziano con “10.”;

• una sequenza di caratteri che identifica univocamente il sistema che ha assegnato il DOI seguita da uno slash come separatore. Nel caso di GLIS, questa sequenza è “18730”;

• una sequenza di caratteri assegnata dal sistema identificato dalla sequenza precedente. Il sistema garantisce che tale sequenza è unica al suo interno. La combinazione di parti, ciascuna univoca, produce un identificatore unico globalmente.

Un esempio di DOI assegnato da GLIS è quindi 10.18730/Z1WEM. I DOI assegnati da GLIS sono registrati dall’International DOI Foundation che gestisce il Sistema Globale DOI, decine di server sparsi nel mondo che rappresentano l’asse portante del sistema. In questo modo, oltre a facilitare la ricerca in tutto il mondo dei DOI assegnati da GLIS, si ottiene un’ulteriore verifica della loro unicità. Il Sistema Globale DOI gestisce oltre 200 milioni identificatori ed ogni anno ne vengono aggiunti circa il 16%.

Quando un utente registra un materiale su GLIS, fornendo una serie di informazioni sul materiale stesso, riceve un DOI generato dal sistema che viene associato indissolubilmente a quello specifico materiale. L’assegnazione dei DOI è gratuita e l’unico obbligo che viene richiesto al registrante è proprio di non assegnare in nessun caso il DOI ricevuto ad un materiale diverso da quello originale. Qualora il materiale dovesse risultare non più disponibile, le informazioni associate al DOI potranno essere aggiornate riportando questo fatto, ma il DOI non potrà essere mai eliminato. La ragione di questa indistruttibilità dei DOI è che il materiale non più disponibile potrebbe essere stato oggetto di studi scientifici o magari interessato ad attività di sviluppo che hanno prodotto nuovi materiali derivati da esso. In entrambi i case, è importante poter accedere alle eventuali pubblicazioni o set di dati corrispondenti associati al DOI del materiale.

Una delle informazioni che possono essere fornite quando si registra un DOI è l’indicazione dei DOI dei materiali da cui il materiale in questione è stato ottenuto. Per esempio, se si incrociano due materiali per ottenere una nuova varietà, è possibile indicare i DOI dei “genitori”. In questo modo, GLIS è in grado di “connettere” i DOI in un diagramma che indica come un materiale è stato ottenuto (da quali materiali ed in che modo) ed a quali altri materiali ha dato origine. Un esempio è riportato nella figura.

I cerchi rappresentano i materiali e le frecce indicano il materiale da cui essi sono stati ottenuti. Le etichette sulle frecce indicano che operazione è stata effettuata per ottenere il materiale. Nel caso di FG25, esso è stato ottenuto con una qualche modifica genetica dal G12873. D’altro canto, G12873A è stato derivato da G12873, per esempio con un processo di selezione.

Esistono casi di sistemi analoghi che gestiscono la genealogia dei materiali, per esempio per il riso, ma GLIS è attualmente l’unico sistema a livello globale che offre questa funzionalità per ogni materiale e a prescindere da chi lo conserva.

Questa possibilità di “collegare” dei DOI tra loro torna utile, per esempio quando una pubblicazione cita uno specifico materiale. Esistono dei servizi che raccolgono queste citazioni: GLIS usa uno di questi servizi per ottenere, in modo automatico, la lista delle pubblicazioni e dei set di dati che fanno riferimento ad un certo DOI e presentarla in fondo alla pagina come mostrato qui sotto.

La lista in basso riporta le pubblicazioni ed i set di dati associati a 10.18730/9KYC, il DOI che identifica un’accessione di patata conservata dall’International Potato Center in Peru. La lista al centro della pagina mostra invece i collegamenti (link) a siti web esterni che offrono informazioni di passaporto e di caratterizzazione, a seconda di quanto indicato nella colonna Keywords.

In GLIS è possibile cercare un materiale semplicemente digitando il DOI nell’apposita scheda di ricerca (questa operazione si chiama risoluzione del DOI o resolution). Alternativamente, se non si conosce il DOI, è possibile inserire uno o più dei suoi attributi, per esempio il genere ed il paese di provenienza, ed ottenere la lista dei DOI corrispondenti (scoperta o discovery).