Un riforma nella riforma della PAC
La Campagna Good Food Good Farming ha prodotto questo video : chiaro , semplice e divulgativo sul processo in corso sulla riforma della prossima PAC . che ci riguarda
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La Commissione UE ha fatto un primo passo verso la deregolamentazione ricerca ed uso delle piante derivanti dalle Nuove Tecniche di ingegneria genetica (NBT) o Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA)
Alla fine di settembre, l’Health Branch della Commissione europea ha pubblicato un primo rapporto su come e perché le nuove piante NBT dovrebbero essere escluse dalle regole dell’UE per gli OGM. Questa proposta rispecchia in gran parte la lista dei desideri del settore biotech.
La Commissione UE ripete infatti affermazioni non dimostrate come il fatto che i nuovi OGM contribuirebbero a ridurre le emissioni di gas serra o a ridurre l’uso di pesticidi, tesi promosse dalle corporazioni biotech come Bayer e Corteva. In realtà, una deregolamentazione del settore significherebbe che gli agricoltori, i produttori di cibo, i trasformatori e i consumatori non possono più rifiutare i prodotti NBT e optare per scelte senza OGM, e che i produttori di sementi NBT/GM non avrebbero alcuna responsabilità per eventuali danni causati dai loro prodotti.
L’invito è di diffondere questa campagna presso i vostri associati e rispondere direttamente alla Commissione prima del 22 ottobre per manifestare la vostra opposizione a questo approccio:
Qui ci sono alcune piattaforme che rendono facile dire alla Commissione il vostro contributo:
Corporate Europe Observatory in English
Slowfood in English, Italian and German
GMWatch in English
Demeter International in English, Spanish and German:
AbL in German
Greens/EFA in English, French, German and Italian
Se volete far sentire la vostra voce direttamente alla Commissione abbiamo tradotto il documento già redatto da Friends of the Earth che può essere personalizzato e migliorato. Il testo spedito attraverso questa pagina https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/13119-Legislazione-per-le-piante-prodotte-con-alcune-nuove-tecniche-genomiche_it

LE ASSOCIAZIONI DI CAMBIAMOAGRICOLTURA: “UN ALTRO OSTACOLO PER IL GREEN DEAL. ORA LA PALLA PASSA ALL’ITALIA”
“Ha prevalso la conservazione dello Status quo e non l’ambizione per una vera transizione Agroecologica”. Questo il commento delle associazioni di CambiamoAgricoltura dopo che stamattina, a Bruxelles, è stato siglato l’accordo finale tra Parlamento europeo, Consiglio europeo e Commissione europea (il Trilogo) sui regolamenti per la Politica agricola comune (Pac) che entreranno in vigore nel 2022.
L’accordo raggiunto, infatti, accoglie quasi tutte le richieste del Consiglio Agrifish, indebolendo i già poco ambiziosi emendamenti proposti dal Parlamento europeo lo scorso ottobre. “Poco o nulla è stato concesso alla natura – commentano le associazioni L’obbligo di aree naturali è fissato al solo 4% e solo per i seminativi, con molte eccezioni tra cui le risaie, che in Italia hanno perso quasi completamente la loro valenza ambientale e che andrebbero quindi trattate come qualsiasi altro seminativo”.
Le questioni che più hanno ritardato l’accordo hanno riguardato il budget: l’accordo che ne è scaturito riserva il 25% al nuovo strumento degli ecoschemi (con il quale si potrebbe promuove ad esempio l’agricoltura biologica) mentre nel secondo pilastro una quota minima pari al 35% va alle misure ambientali. “Questi regolamenti non rendono la Pac né più ambiziosa, né più giusta, come hanno invece commentato alcuni politici anche italiani, ma sarà l’ennesima ecotruffa” continua CambiamoAgricoltura.
Ora la palla passa agli Stati Membri che dovranno declinare le regole europee all’interno dei propri Piani strategici nazionali, piani ai quali sono demandate molte decisioni, sia a livello di regole che di declinazione degli interventi.
“L’Italia è molto indietro in questo processo. Dopo un primo incontro di presentazione nulla si è più saputo del Tavolo di Partenariato che deve, come da regolamento, portare alla definizione di tutti i capitoli del Piano – concludono le associazioni – La mancanza di condivisione e trasparenza ci preoccupa molto e dopo questo accordo il nostro Paese non ha più scuse: è ora di partire con i lavori del tavolo per condividere idee e proposte”.
Le associazioni aderenti a CambiamoAgricoltura presenteranno le proprie proposte il prossimo 30 giugno in un convegno dal titolo “Ecoschema è…” che potrà essere seguito sul Canale YouTube e la Pagina Facebook della Coalizione.
25 giugno 2021
Per le associazioni di CambiamoAgricoltura:
UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA
Tel. 340 3642091 – andrea.mazza@lipu.it
CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiede una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Sostenuta da oltre 70 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni italiane del mondo ambientalista del biologico e dei consumatori (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, Associazione Italiana Biodinamica,CIWF Italia Onlus, AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.
Era il primo marzo 2019 quando l’ennesimo tentativo di vendita dellatenuta di Mondeggi naufragò miseramente. Nonostante il prezzo di based’asta ridotto al minimo e la spasmodica ricerca di facoltosi acquirentiinteressati, all’apertura ufficiale delle buste l’unica propostapresentata, puramente simbolica, fu quella del comitato Mondeggi BeneComune – Fattoria senza Padroni.
In quella specifica occasione, così come molte altre volteprecedentemente, venne presentata la sola proposta credibile ecostruttiva in merito alla gestione del territorio di Mondeggi: ilriconoscimento formale da parte dell’ente pubblico del Bene Comune el’affidamento della tenuta attraverso gli “Usi civici e collettivi” allacomunità diffusa che da anni si opponeva alla vendita.
Oggi, a più di due anni di distanza, il copione sembra destinato a ripetersi: la Commissione al Patrimonio della Città Metropolitana di Firenze inoltrerà in Consiglio, Mercoledì 23 Giugno 2021, l’ennesima proposta di bando, che metterà all’asta la totalità della tenuta di Mondeggi, eccetto una porzione comprendente una casa colonica e un annesso agricolo, da affidare ad un soggetto giuridico terzo. Se la proposta venisse approvata, la fattoria sarebbe di nuovo a rischio alienazione e il percorso Mondeggi Bene Comune vedrebbe in pericolo la propria esistenza. Non sono bastati, evidentemente, i sette anni di presidio permanente, attraversato da migliaia di persone, che hanno strappato la fattoria all’abbandono; non è bastata neanche l’interlocuzione, finalmente avviata da un paio di mesi, con alcuni rappresentanti della stessa Città Metropolitana, per cercare unasoluzione che salvaguardasse il Bene Comune Mondeggi facendolo divenire caso esemplare in materia di diritto.Prendiamo atto, se mai ce ne fosse stato bisogno, che gli enti istituzionali, al loro interno, sono tutt’altro che coesi e che alcuneposizioni pregiudiziali, granitiche e incancrenite, oltre che squisita mente “personali”, come quella del Sindaco di Bagno a RipoliCasini e della responsabile al patrimonio Tosi, nuocciono alla collettività tutta. Così come grava sulla collettività la spesa di oltr e novantamila euro per cinque mesi (!) che è stata stanziata per l’attività costante di sorveglianza privata sulla tenuta di Mondeggi,iniziata in questi giorni tra minacce di vario genere; soldi pubblici che vengono dilapidati per coprire le falle di una mancata gestione,come se i problemi legati all’abbandono degli immobili potessero essere risolti da un esercito di vigilantes.La denuncia da parte nostra di ciò che si sta mettendo a punto in Commissione è un atto dovuto: lo dobbiamo a chi, in questi anni, hamesso tempo, entusiasmo ed energie nel recupero di un pezzo di territorio abbandonato colpevolmente al degrado, e a chi ha aderito,anche solo moralmente, ad una lotta nata dal basso ma dal respiro ormai globale. Chiediamo pertanto alla Città Metropolitana di Firenze che la proposta di bando venga rigettata in Consiglio, che la vendita come soluzione sia definitivamente e ufficialmente accantonata, e che si persegua,viceversa, quel dialogo ancora embrionale che si stava dando con lo stesso ente. Se così non fosse, prenderemo atto per l’ennesima volta della miopia suicida che regna nelle stanze dei palazzi, dell’incapacità anche solo di pensare soluzioni differenti in un mondo che muta av elocità siderale; e detto ciò, continueremo a seminare, potare,raccogliere, ridere, dissodare, spietrare, ballare e riflettere come facciamo da ormai sette anni.
Difendere Mondeggi dalla privatizzazione, la svendita o l’abbandono è oggi più che mai una priorità di tutte e tutti, vi invitiamo quindi Mercoledì 23 Giugno alle ore 9.00 in Via Cavour sotto il palazzo della Città Metropolitana per spingere l’amministrazione ad ammettere leproprie colpe ed abbandonare una volta per tutte l’ipotesi di vendita ed alienazione.
VI ASPETTIAMO IL 25/26/27 GIUGNO A MONDEGGI PER FESTEGGIARE INSIEME IL7° COMPLEANNO. Programma dettagliato sul web
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Riceviamo e condividiamo il comunicato stampa
OGM: la società civile e i produttori biologici e agroecologici bocciano il parere della Commissione Ue favorevole a una diversa normativa del settore.
Roma, 05.05.2021:
Le organizzazioni dei produttori biologici, dell’agricoltura contadina e della società civile esprimono profonda preoccupazione rispetto alla posizione della Commissione europea che si è espressa a favore di una regolamentazione ad hoc per le nuove tecniche di manipolazione genetica (NGT/NBT) per sottrarle alla normativa sugli OGM in essere, aggirando così la sentenza della Corte di Giustizia europea. Dando un sostanziale via libera agli OGM di nuova generazione, la Commissione annuncia la resa di fronte alle pressioni delle industrie dell’agribusiness mettendo in discussione lo stesso principio di precauzione europeo.
Si tratta di una grave minaccia per le piccole e medie produzioni locali e, in generale, per tutto il comparto delle produzioni biologiche e di qualità che caratterizzano il Made in Italy. Facendo eco alla voce delle lobby industriali, la Commissione elenca le stesse promesse non mantenute che sono state fatte vent’anni fa per promuovere gli OGM: meno pesticidi, maggiori rese, adattamento al cambiamento climatico.
Lo studio della Commissione europea sulle nuove tecniche genomiche NGT, o anche NBT, è stato pubblicato su richiesta del Consiglio e a seguito di importanti e continue pressioni lobbistiche da parte dei grandi gruppi industriali del settore. La Commissione, noncurante dei rischi e degli allarmi lanciati dalla società civile e dalle organizzazioni contadine e degli agricoltori biologici ha rilasciato il suo nulla osta a una deregolamentazione, visto che le nuove tecniche ricadono attualmente sotto la normativa degli OGM, così come stabilito dalla Corte di Giustizia Europea nel 2018. Sottrarre i prodotti OGM ottenuti con queste tecniche alla normativa in essere significa, inoltre, rimettere in discussione una etichettatura chiara, la cui rimozione potrebbe privare i consumatori del diritto di conoscere e scegliere cosa stanno acquistando. Eppure l’Unione europea è il campione della tracciabilità, potendo attualmente etichettare molti prodotti di qualità.
Chiediamo che, di fronte a questa infausta apertura, i parlamentari europei e nazionali, i governi nazionali, regionali e locali si mobilitino immediatamente per impedire l’ingresso non dichiarato e la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Europa. Una vera transizione ecologica si ottiene offrendo supporto all’agricoltura contadina, promuovendo l’agricoltura biologica e favorendo l’agroecologia, l’economia circolare, la filiera corta e non cedendo alle pressioni delle multinazionali e delle grandi corporazioni agricole. Proprio queste infatti otterrebbero il controllo delle filiere agroalimentari grandi profitti dalla commercializzazione di varietà geneticamente modificate continuando a imporre, di fatto, i vecchi sistemi di produzione e distribuzione che hanno condotto alla crisi ambientale attuale. Inoltre, estendere i brevetti sulle sementi, rappresenta una grave minaccia per la sovranità alimentare delle popolazioni.
Lo studio sarà discusso dai ministri dell’Ue al Consiglio dell’agricoltura e della pesca a maggio. La Commissione discuterà anche i suoi risultati con il Parlamento europeo e con tutte le parti interessate. Nei prossimi mesi, sarà effettuata una valutazione d’impatto, compresa una consultazione pubblica, per esplorare le opzioni politiche riguardanti la regolamentazione.
Le scriventi organizzazioni: Acu, Aiab, Altragricoltura Bio, Apab, Ari, Civiltà Contadina, Coord. Zero OGM, Crocevia, Deafal, Egalité, European Consumers, Fairwatch, Federbio, Firab, Greenpeace, Isde, Legambiente, Lipu, Navdanya, Pro Natura, Slow Food, Terra!, Unaapi, Wwf, chiedono che la Commissione rispetti il principio di precauzione, protegga l’ambiente dai rischi legati ai nuovi OGM e apra un dibattito pubblico basato sui fatti e su dati scientifici indipendenti e non influenzato dagli interessi delle potenti lobby dell’agricoltura industriale (oltre il 70% degli intervistati erano preventivamente favorevoli ai prodotti NBT). Chiediamo che il Governo italiano si opponga all’introduzione di OGM di nuova generazione salvaguardando il carattere “Libero da OGM” della sua agricoltura.
C’è ancora tempo per bloccare una deriva pilotata dai grandi interessi economici finanziari del settore, che ben poco hanno a che vedere con la sostenibilità ambientale.

*Comunicato stampa per conto di: Acu, Aiab; Altragricoltura Bio; Apab; Ari, Civiltà Contadina, Coord. Zero OGM; Crocevia; Deafal; Egalité; European Consumers; Fairwatch; Federbio; Firab; Greenpeace; Isde; Legambiente; Lipu; Navdanya; Pro Natura; Slow Food; Terra!; Unaapi; Wwf.
Enunciare i Diritti degli agricoltori in un trattato internazionale significa consentire loro di conservare e sviluppare le risorse fitogenetiche e ricompensarli per il loro fondamentale contributo all’agrobiodiversità nel mondo
Il contributo degli agricoltori sin dagli albori dell’agricoltura, gli agricoltori di tutto il mondo hanno seminato, mietuto e selezionato sementi e materiale da moltiplicazione scambiandosi attivamente queste risorse. Così facendo hanno sviluppato un’incredibile abbondanza di colture, e le loro conoscenze e abilità hanno spianato la strada per le piante alimentari che usiamo e selezioniamo in agricoltura oggi. Il loro indispensabile contributo a diffondere l’agrobiodiversità a livello mondiale è stato a lungo ignorato e non adeguatamente ricompensato. La globalizzazione dei sistemi agricoli ha progressivamente messo a rischio il loro importante ruolo a questo riguardo.
Ecco perché un intero articolo del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, (www.planttreaty.org), un accordo internazionale legalmente vincolante siglato nel 2001, è dedicato ai Diritti degli agricoltori (art. 9). Gli obiettivi del Trattato sono salvaguardare la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, facilitare l’accesso a queste risorse a scopo di ricerca, promuovere il miglioramento genetico, la formazione e una ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dal loro impiego. Proteggere e promuovere i Diritti degli agricoltori è un passo fondamentale per raggiungere degli obiettivi del Trattato.

Oltre 140 paesi contraenti hanno riconosciuto il contributo passato, presente e futuro degli agricoltori di tutte le regioni del mondo alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse fitogenetiche che costituiscono la base della produzione agro-alimentare nel mondo e dei Diritti degli agricoltori. Il Trattato fornisce alcune indicazioni e raccomandazioni generali per promuovere i Diritti degli agricoltori: la protezione delle conoscenze tradizionali, il diritto all’equa ripartizione dei vantaggi; il diritto a partecipare alle decisioni rilevanti a livello nazionale; il diritto a conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi e propaguli prodotti nella loro azienda. Ovviamente, la responsabilità di precisare e promuovere i Diritti degli agricoltori ricade sui governi nazionali. Purtroppo il Trattato non vincola i paesi membri ad adottare alcuna norma specifica per i Diritti degli agricoltori, le sue disposizioni fanno da cornice per lo sviluppo di misure politiche rilevanti a livello nazionale.